«Formazione e produzioni sostenibili  Così possiamo sostenere il lavoro»
In un anno il territorio ha perso mille posti di lavoro

«Formazione e produzioni sostenibili

Così possiamo sostenere il lavoro»

I timori del sindacato sulla tenuta occupazionale senza il blocco dei licenziamenti - Riva (Cgil): «Usare bene i fondi europei», Scaccabarozzi (Cisl): «Crescono gli scoraggiati»

Circa mille lavoratori in meno nell’anno della pandemia, ma con i licenziamenti bloccati.

Quando il divieto verrà meno, la situazione assumerà ben altri connotati. Ne sono convinti i sindacati, che sulla base dei dati Istat analizzati dalla Camera di commercio di Como-Lecco, esprimono il timore riguardo l’impatto che anche il nostro territorio rischia di subire nei prossimi mesi.

«La situazione evidenziata dai dati è preoccupante – ha commentato Diego Riva, segretario generale della Cgil di Lecco -. Siamo di fronte a un calo di mille posti di lavoro, ma bisogna ricordare che questa flessione, che ha riguardato in misura maggiore gli uomini (900 posti in meno) si è registrata durante il blocco dei licenziamenti. A venire meno sono stati i contratti a tempo determinato e precari non rinnovati, soprattutto nel terziario, che ha subito il contraccolpo più pesante».

È fondamentale muoversi rapidamente, per evitare quindi che il venir meno del vincolo faccia esplodere una crisi non solo economica ma anche sociale. «È necessario mettere in campo azioni che tutelino chi il lavoro l’ha perso e chi rischia di perderlo nei prossimi mesi. In questo senso, determinante sarà il tema della formazione permanente ai fini della tenuta occupazionale. Buona parte delle risorse che arriveranno dall’Unione europea dovranno essere investite in green economy. Quindi, le industrie dovranno essere capaci di attuare una politica industriale capace di intercettare questi fondi, ma pure di preparare tempestivamente i dipendenti in questo senso».

Mirco Scaccabarozzi, alla guida della Cisl Monza Brianza Lecco, ha invece evidenziato che «la nostra preoccupazione va oltre i puri dati numerici, già di per sé poco confortanti. Se l’attenzione si sposta sul dato inerente la disoccupazione, il calo del 2,3% delle persone che cercano lavoro non è di per sé un indice di positività. La disoccupazione certificata dall’Istat prende in considerazione il numero di quanti sono alla ricerca di un lavoro, non di coloro che, ripetutamente frustrati e ormai rassegnati, hanno cessato la ricerca».

Le ombre proiettate dalla crisi , dunque, sono ancora lunghe anche per il territorio lecchese. «Uscirne insieme sarà possibile solo con scelte politiche serie e mature secondo tre direttrici. La prima deve prevedere una rapidissima campagna di vaccinazione che consenta una ripresa economica prima che la moratoria dei licenziamenti cessi e garantisca l’allineamento con la realtà europea. La seconda, fatta di investimenti volti al rilancio di una vocazione territoriale al manifatturiero che deve evolvere sempre più in direzione della digitalizzazione e dell’industria 4.0», ma anche all’insegna del turismo e dei servizi alla persona. «Infine – ha concluso - occorre orientare e armonizzare i percorsi di istruzione e formazione territoriale per generare occupabilità e superare il gap determinato dallo skill mismatch».


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