Depresso, va a Zurigo a togliersi la vita  La Procura indaga sul suicidio assistito
Uno scorcio del municipio di Albavilla

Depresso, va a Zurigo a togliersi la vita

La Procura indaga sul suicidio assistito

Albavilla: segnalazione dei carabinieri dopo che l’uomo ha inviato una lettera ai servizi sociali. Verifiche sul ruolo di un amico che lo ha accompagnato a Chiasso

La Procura di Como e i carabinieri di Erba stanno indagando sulla morte di un ingegnere di Albavilla che, sabato scorso, è partito per Zurigo nel centro dove si pratica il suicidio assistito. Un caso molto diverso rispetto a quello di Dj Fabo, diventato cieco e tetraplegico a causa di un incidente e che - dopo aver chiesto inutilmente di poter morire in Italia - a febbraio era stato accompagnato a Zurigo per il suo ultimo viaggio. Perché il 62enne ingegnere di Albavilla (di cui omettiamo di pubblicare le generalità) non era colpito da gravi malattie fisiche non curabili, bensì era in cura per una depressione.

A far scattare l’inchiesta due circostanze. La prima: una lettera-testamento inviata dallo stesso ingegnere ai servizi sociali del Comune di Albavilla, nella quale l’uomo ha messo nero su bianco la decisione di togliersi la vita ricorrendo all’aiuto della struttura svizzera. La lettera, appena arrivata in Comune, è stata subito inviata ai carabinieri di Erba che hanno immediatamente informato la Procura e aperto un’inchiesta.

La seconda: il rientro della salma in Italia, avvenuto giovedì. Il corpo era accompagnato dal certificato di decesso nel quale si legge: «Cause della morte non naturali». Da qui la decisione di mettere la salma sotto sequestro e di conferire l’incarico per l’autopsia.

Di più: al vaglio degli inquirenti c’è anche il ruolo avuto nella vicenda da un amico dell’ingegnere, il quale avrebbe accompagnato l’uomo fino a Chiasso, da dove poi il 62enne ha preso il treno alla volta di Zurigo. Quell’amico era o meno a conoscenza della destinazione finale del viaggio? Al momento la Procura ha aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di istigazione o aiuto al suicidio, per verificare se qualcuno ha agevolato in qualsiasi modo l’esecuzione del proposito dell’uomo. Non solo. Gli investigatori hanno anche contattato - attraverso il Centro di cooperazione doganale di Chiasso - le autorità elvetiche con l’intenzione di comprendere quale sia la normativa svizzera sul suicidio assistito. E se le norme prevedono la possibilità di accompagnare alla morte una persona, anche se questa non è affetta da patologie fisiche o mentali non curabili e particolarmente gravi.

L’articolo completo su La Provincia di sabato 2 settembre


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