Creval, la mossa di Dumont  «Sì all’aumento di capitale»
Creval, la sede di Palazzo Sertoli (Foto by Luca Gianatti)

Creval, la mossa di Dumont

«Sì all’aumento di capitale»

«Piano industriale risolutivo»: l’imprenditore preannuncia voto favorevole nell’assemblea di martedì 19 dicembre

Sì all’aumento di capitale, fiducia nel piano industriale e in serata arriva anche l’apprezzamento in Borsa. La società lussemburghese Dgfd, che ha nell’imprenditore francese M. Denis Dumont il suo socio di riferimento, sottoscriverà l’aumento di capitale da 700 milioni del Credito Valtellinese «quantomeno in proporzione alla quota detenuta», pari al 5,12%.

Lo precisa la società in una nota in cui preannuncia voto favorevole nell’assemblea degli azionisti di martedì 19 dicembre al polo fieristico di Morbegno. Seppure l’aumento risulti «molto significativo» per i soci, lo stesso, spiega la nota, «risulta essere risolutivo al fine della positiva ristrutturazione dell’istituto».

La realtà lussemburghese giudica dunque questa mossa fondamentale per le sorti del Gruppo bancario, al fine di raggiungere in brevissimo tempo l’obiettivo di riportare i suoi fondamentali patrimoniali «in linea con i migliori benchmark europei».

E ieri è stata una seduta sugli scudi per il Creval, che ha chiuso a Piazza Affari in controtendenza rispetto al listino e all’andamento del comparto bancario, segnando un incremento del 2,2%. Come detto a dare la scossa al titolo, che ha invertito la rotta nel finale di seduta, è stata la notizia dell’impegno di Denis Dumont (imprenditore milionario del food, originario di Lione, 58 anni, oggi vive in Svizzera), primo azionista con il 5,1% del capitale, a sottoscrivere l’aumento da 700 milioni che il Creval lancerà all’inizio del 2018. Il piano industriale punta, dal punto di vista reddituale, a un utile di 150 milioni al 2020, e da quello patrimoniale, a una radicale pulizia degli Npl, con una riduzione dei crediti deteriorati sotto il 10% del totale degli attivi nel 2020. Il piano prevede anche una riduzione dei costi operativi per circa 63 milioni da realizzare integralmente entro il 2019. È stata infine annunciata la chiusura di 88 filiali e la «liberazione di circa 400 risorse», di cui circa 170 verranno prepensionate attraverso il fondo di solidarietà, la restante parte riallocata sulla rete.

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