Covid, a Lecco 1300 morti nei dieci mesi del 2020
Il reparto di terapia intensiva dell’ospedale Manzoni (Foto Menegazzo)

Covid, a Lecco 1300 morti
nei dieci mesi del 2020

I numeri La nostra provincia risulta sesta in Italia per incremento dei decessi: il 47,6% in più dell’anno prima. Tra gennaio e marzo 2021 la Regione calcola altre 110 vittime. La mappa dei Comuni più colpiti dal virus

Un morto su tre dovuto al Covid. Anche gli ultimi dati Istat certificano come anche la nostra provincia sia stata epicentro della pandemia, con quasi 1300 decessi in più in dieci mesi e un aumento della mortalità che pone Lecco al sesto posto in Italia. L’Istituto nazionale di statistica ha infatti reso note le rilevazioni, comune per comune, sul numero dei morti registrato nel 2020 confrontato con la media dei cinque anni precedenti, ottenendo una fotografia assolutamente verosimile dell’impatto del coronavirus nei differenti territori.

La provincia che risulta essere la più colpita è Bergamo con un incremento della mortalità da marzo a dicembre del 76,6% e con 6300 decessi in più. Segue Cremona con un aumento del 67,4%, poi Lodi con il 58,6%, Brescia con il 52,5%, Piacenza con il 48% e al sesto posto Lecco con il 47,6% di incremento. Nel nostro territorio lo scorso anno, durante i dieci mesi dell’emergenza Covid, sono infatti morte 3965 persone contro una media di 2686 registrata tra il 2015 e il 2019, cioè 1279 in più.

I dati ufficiali

Nello stesso periodo, per il nostro territorio l’Istituto Superiore di Sanità ha conteggiato soltanto 724 vittime ufficiali da Covid, cioè coloro che sono deceduti dopo che gli era stata diagnosticata la malattia. Una differenza di 555 in gran parte dovuta ai primi mesi di pandemia quando moltissime persone sono mancate per sintomi chiaramente riconducibili al Covid ma senza che fosse fatto loro un tampone.

Che questo incremento di mortalità sia assolutamente riconducibili al virus è dimostrato anche dall’analisi mese per mese che ricalca, a distanza di qualche settimana, l’andamento dei contagi.

La storia della pandemia nella nostra provincia racconta infatti di un marzo in cui il tasso di mortalità è aumentato del 182% con 516 vittime in più, mentre ad aprile sono state 355, per un incremento del 131%. A cavallo tra marzo e aprile c’è stato il maggior numero di vittime con un aumento delle morti nel Lecchese superiore anche al 200%, cioè sostanzialmente triplicate.

A maggio si sono registrate 56 vittime da Covid e un incremento del 23% che ha fatto di Lecco, in quel momento, il territorio in cui il virus correva di più nel nostro paese. Poi con l’arrivo dell’estate l’onda si è appiattita e i dati di mortalità sono sostanzialmente riavvicinato alle medie annuali: a giugno +13%, a luglio una riduzione del 6%, ad agosto +11%, a settembre +14%, comunque con un’ottantina di decessi in più in quattro mesi.

Dalla fine di ottobre (+4,2%) il virus è però tornato a correre. A novembre la mortalità è tornata a crescere del 57% con 154 morti in più della media del periodo e a dicembre del 33% con 101 decessi presumibilmente riconducibili al Covid.

Tra gennaio e la prima settimana di marzo, Regione Lombardia ha registrato altre 110 morti lecchesi ufficialmente dovute al virus che portano il conteggio a sfiorare quota 1400.

I 1279 decessi lecchesi verosimilmente dovuti al Covid equivalgono al 32% di tutte le morti registrate tra marzo e dicembre 2020. E se anche considerassimo solo le vittime ufficiali della pandemia, cioè 724, saremmo al 18% del totale, contro una media nazionale del 10%.

A macchia di leopardo

I comuni lecchesi i più colpiti, cioè che hanno più che raddoppiato i decessi, risultano essere: Ballabio (+112%), Costa Masnaga (+107%), Dolzago (+146%), Erve (+103%), Margno (+185%), Moggio (+127%), Perledo (+120%), Sueglio (+172%), e Taceno (+135%).

L’Istat ha analizzato anche l’aumento di mortalità in base all’età. Il contributo più rilevante è dovuto all’incremento delle morti della popolazione con 80 anni e più, dato che spiega il 76,3% dell’eccesso di mortalità complessivo. L’incremento della mortalità nella classe di età 65-79 anni vale invece il 20% dei decessi Covid.


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