Coronavirus, le imprese  «I conti vanno saldati  o pagheremo tutti»
Imprese in difficoltà: rischio cortocircuito sui pagamenti

Coronavirus, le imprese

«I conti vanno saldati

o pagheremo tutti»

L’intervista a Marta Penati, Ceo di Tecnologie d’impresa e promotrice della campagna #iopagoifornitori. «Siamo ingranaggi di un’unica filiera»

«L’unico modo per rinascere è farlo insieme, altrimenti non ci sarà futuro per la nostra economia e per le nostre imprese». A dirlo è Marta Penati, ceo di Tecnologie d’impresa, gruppo di Cabiate che offre numerosi servizi nei settori sicurezza, ambiente, medicina del lavoro, qualità, etica sociale, igiene alimentare e formazione. L’impresa, attraverso il proprio organico di oltre 150 collaboratori, da anni si occupa della verifica dei modelli e dei sistemi di gestione per le aziende e le pubbliche amministrazioni.

Tecnologie d’impresa è stata tra le promotrici dell’iniziativa, rilanciata anche dalla Confindustria nazionale e territoriale, riassunta nell’hastag #iopagoifornitori

Per quale motivo avete lanciato questo messaggio?

Avendo numerosi clienti in differenti settori, ci siamo accorti molto chiaramente di come l’attuale situazione sia estremamente difficoltosa per tutto il comparto produttivo e dei servizi: nessuno è escluso. Le ripercussioni dell’epidemia di Covid-19 stanno letteralmente mettendo in ginocchio le imprese e le prospettive non sono positive, anche perché non sappiamo come si evolverà questa situazione. Abbiamo quindi compreso che, se ciascuno si muove per conto proprio, i danni saranno ancora maggiori. Ecco perché abbiamo voluto lanciare un’iniziativa che prevede di non chiedere ai nostri fornitori dilazioni dei pagamenti per quanto riguarda le fatture emesse o da emettere e anche di non avallare questa prassi, inviando un chiaro messaggio ai nostri clienti. In questo momento è fondamentale fare squadra per uscire insieme da questa crisi.

I fornitori saranno stati certamente soddisfatti, ma i vostri clienti come hanno reagito?

Il discorso deve essere unitario. Stiamo cercando di pagare puntualmente i nostri fornitori e, nello stesso tempo, abbiamo detto ai clienti che chiedono una dilazione dei pagamenti che questo è un atteggiamento perdente. Più in generale, riteniamo che sia un comportamento non etico e non sempre dettato dall’effettivo bisogno.

Nel senso che qualcuno potrebbe speculare sulla situazione attuale?

Certo, può succedere. E a rimetterci, come sempre, saranno gli anelli più deboli delle filiere, i più piccoli, quelli che hanno anche maggiori difficoltà di accesso al credito. Siamo comunque felici di vedere che la maggior parte dei nostri clienti ha condiviso pienamente lo spirito dell’iniziativa e l’ha rilanciata a propria volta.

Anche Confindustria si è fatta promotrice di questa linea d’azione.

Sì, e ne siamo molto felici. Siamo stati i primi a dire che siamo tutti ingranaggi di un unico meccanismo: lo abbiamo fatto anche perché l’ingranaggio rientra nel nostro logo aziendale. Siamo soddisfatti che il messaggio sia stato ripreso proprio in questi termini. Le filiere saranno protette solo se davvero ciascuno farà la propria parte, onorando fino in fondo i propri impegni. In un momento di crisi, ciascuno deve collaborare.

Prevede una ripartenza in tempi brevi?

Queste previsioni non si possono fare sulla base degli elementi di cui disponiamo, ma certo sappiamo già che ci sono degli ingredienti fondamentali per intraprendere quanto prima il progetto di rinascita: sono collaborazione, visione, anima e fiducia”.

Ci spieghi meglio.

La collaborazione è importante perché, come ormai stanno capendo tutti, da soli non si va da nessuna parte. Poi serve anche una prospettiva, con contenuti precisi, e fiducia perché diversamente il progetto muore in partenza.

Cosa intende quando parla di prospettiva?

Vedo che i nostri dipendenti, in questo difficile periodo, hanno fortemente rafforzato la loro creatività. Tutti vivono il cambiamento in atto, ma questo può essere subito oppure può essere uno spunto per rilanciare su basi nuove. Il nostro team sta cercando di pensare a proporre nuovi servizi, costruiti attraverso modalità innovative, eventualmente studiate anche per convivere a lungo con questa situazione.

Si riferisce ad esempio allo smart working?

Certamente, del resto credo che sia una comune esperienza positiva di questi giorni: molti lavori non si sono fermati, lo smart working sta funzionando e le persone sono facilitate nella gestione dei tempi di lavoro e dei rapporti con la famiglia. È chiaro che, quando torneremo ad uscire di casa, non si rientrerà semplicemente in ufficio come se nulla fosse. Penso che questa modalità di lavoro potrà essere implementata ed utilizzata molto più frequentemente di quanto accadeva prima.

Intanto però, in questa fase di incertezza, le imprese devono sopravvivere.

Infatti e per questo, oltre agli indispensabili interventi da parte delle istituzioni, è fondamentale che noi imprenditori ci comportiamo in modo responsabile: non possiamo chiedere un sostegno al governo e poi rimandare il pagamento di un nostro fornitore. Questi comportamenti rischiano di farci affondare, compromettendo la ripresa prima ancora che inizi.


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