Coronavirus in Ticino

“Lavoro ridotto”

a un dipendente su tre

Coronavirus in Ticino  “Lavoro ridotto”  a un dipendente su tre

Massiccio utilizzo degli ammortizzatori. Contagi a quota 1.211, i decessi sono 53

È una doppia emergenza quella che sta vivendo il Canton Ticino: da un lato quella sanitaria, dall’altro quella occupazionale, entrambe spiegate attraverso numeri più che eloquenti. I casi di coronavirus nel cantone di confine hanno raggiunto quota 1211 (+46 rispetto a lunedì) con 53 decessi (+5). Quella di ieri è stata però anche la giornata della Seco, la sempre solerte Segreteria di Stato dell’Economia, che in mattinata ha fatto sapere con i crismi dell’ufficialità che in Ticino il 29% dei dipendenti è in disoccupazione parziale. Un tema che riguarda da vicino anche i lavoratori frontalieri. A livello federale, sono ben 29 mila le imprese che hanno chiesto di poter usufruire del cosiddetto “lavoro ridotto”.

I casi di coronavirus in Svizzera i tamponi positivi hanno raggiunto quota 9 mila, con 90 decessi. Il Ticino resta il cantone più colpito, seguito da Canton Vaud e Basilea. Sono 3 mila i militari dell’Esercito impiegati “sul campo”.

Da segnalare che ieri Berna hanno annunciato anche l’impiego di cinquanta poliziotti professionisti che lavoreranno alle frontiere. Probabile un loro utilizzo anche in Canton Ticino. Oggi sarà il giorno della verità anche nella sfida a distanza tra Bellinzona e Berna. Il Governo di Berna oggi deciderà se le norme ticinesi sono in linea con il diritto federale oppure andranno riviste in corso d’opera. Il tema di fondo è se la stretta alle attività - da qui il 29% di disoccupazione parziale - decisa da Bellinzona dopo l’impennata di casi di Coronavirus in una manciata di giorni possa o meno avere ripercussioni nei rapporti con Berna. «La maggioranza degli svizzeri è con noi», ha fatto sapere il presidente del Consiglio di Stato, Christian Vitta, allargando così lo strappo istituzionale con il Governo federale.

Il “caso Ticino” ha comunque fatto scuola, tanto che ieri il sindacato Unia ha apertamente chiesto - senza troppi giri di parole - «la chiusura dei principali cantieri nel settore delle costruzioni in Svizzera». Secondo Unia, «nell’84% dei casi le distanze prescritte non possono essere rispettate sui luoghi di lavoro». Altro dato negativo il fatto che «il 74% dei controlli (la fonte è la Segreteria di Stato dell’Economia, ndr) hanno evidenziato che non sempre gli operai utilizzano attrezzi personali».

Tornando all’aspetto sanitario - che in questo momento anche in Canton Ticino (e in Svizzera) ha la priorità su tutto - il medico cantonale Giorgio Merlani ha spiegato che «la media è di 15-20 ricoveri al giorno». Un trend che sin qui si è mantenuto costante, tanto che il presidente del Consiglio di Stato, Christian Vitta, ha ribadito la bontà della decisione di «chiudere tutte le attività non necessarie».


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