Cento euro e una firma

Pronto il testamento falso

Indagine avviata dalla Procura sul lascito di una casa sul Garda

Cento euro e una firma Pronto il testamento falso
COMO - La sede del Palazzo di giustizia

Come sfornare un testamento falso? Operazione che sembra facile:bastano un paio di centinaia di euro e due testimoni a caso disposti a metterci una firmetta.

È quanto emerge da un’indagine per falso e truffa avviata dalla Procura della Repubblica di Como sulla base di una denuncia sporta dal figlio di Andrea Giovan Battista Plattner, tedesco morto negli Usa addirittura nel 2004, il cui destino - da trapassato - incrocia gli uffici del palazzo di giustizia comasco, entro la cui giurisdizione ricade lo studio notarile in cui il documento fu registrato.

A più di dieci anni dalla scomparsa di papà, il figlio di Plattner ha deciso di mettere il naso tra le sue carte, scoprendo che il padre era stato, tra l’altro, proprietario di una piccola e bella tenuta sul lago di Garda, a Torri del Benaco, un Comune di ulivi e molto turismo, soprattutto tedesco.

Insospettito dal fatto che casa e terreno “pièd dans l’eau” fossero “scomparsi” dopo la morte del locatario - un pittore lui pure tedesco mancato nel 2012 -, il figlio di Plattner aveva finito per scoprire l’esistenza di una seconda disposizione testamentaria, redatta in riferimento a quell’unica proprietà: il beneficiario risultava tale Erich Siegfried Reis, 61 anni, che secondo quanto ricostruito dal pm, aveva fatto registrare il documento da un notaio comasco (cui la Procura non muove contestazioni di sorta), procedendo poi alla dichiarazione di apertura e alla successione, il tutto senza mai presentarsi di persona ma soltanto per il tramite di un suo procuratore, lui pure iscritto sul registro degli indagati. Una volta entrato in possesso della casa - che aveva un valore, certificato, di 214mila euro - Reis l’avrebbe subito rivenduta, coinvolgendo nel pasticciaccio i due fratelli milanesi, Giorgio e Cristina Motta, che a suo tempo la acquistarono per la cifra, molto conveniente, di 76mila euro, salvo ritrovarsi, a loro volta indagati. «In realtà sono vittime», precisa il loro difensore, il legale comasco Davide Arcellaschi, posto che agli acquirenti risultava un testamento regolarmente registrato e che le carte del catasto erano perfettamente a posto, e che insomma nulla avrebbe potuto indurli a sospettare. La parte più inquietante della vicenda riguarda però i testimoni che avrebbero assistito alla registrazione del lascito.

Sembra che uno dei due abbia raccontato al pubblico ministero (il pm Simona De Salvo) di non avere neppure la più pallida idea di dove si trovi quello studio notarile. Era bastato a convincerli appunto una banconota: di 100 euro.

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