Venerdì 30 Maggio 2014

Casatenovo: Vismara taglia l’organico

I dipendenti a una cooperativa esterna

Aria pesante alla Vismara di Casatenovo

La proprietà del salumificio Vismara va avanti da sola e decidere di avviare unilateralmente una procedura che prevede l’affitto di un ramo d’azienda a una cooperativa, con il passaggio di 118 dipendenti degli attuali 250 a partire dal prossimo 23 giugno.

E’ questo l’ultimo atto, scritto nero su bianco, di una sofferta riorganizzazione dello stabilimento Vismara che è in corsa ormai da un anno.

La società, per ridurre i costi aveva già tagliato 25 posti di lavoro, attraverso la mobilità volontaria, ma questo è stato solo l’inizio, come raccontano Enzo Mesagna della Cisl e Massimo Sala della Cgil: «All’azienda non bastava diminuire il numero del personale per cercare di ridurre il costo del lavoro. Non era ancora terminato il processo di licenziamento che la proprietà aziendale ci ha presentato al tavolo di trattativa un nuovo progetto di ristrutturazione che prevede l’introduzione all’interno dell’azienda di una cooperativa a cui cedere non solo parte dell’attività produttiva ma soprattutto circa la metà dei dipendenti oggi occupati in azienda (118 su un numero complessivo di circa 250 unità)», raccontano i sindacati, che hanno deciso di venire allo scoperto perché ora non c’è più alcuno spazio per la trattativa, dal momento che la società ha avviato una procedura di cessione del ramo d’azienda.

«In parole più semplici significa che dall’oggi al domani i lavoratori coinvolti in questo processo si troveranno a fare lo stesso lavoro, all’interno della stessa azienda non più alle dipendenze di Vismara ma alle dipendenze di una cooperativa, con grosse penalizzazioni nell’ambito delle tutele economiche ma soprattutto normative», affermano i sindacalisti che ritengono inaccettabile questa soluzione «perché scarica sui lavoratori le difficoltà del mercato. E’ troppo facile essere competitivi abbassando in questo modo il costo del lavoro e coprire così le inefficienze presenti nello stabilimento, che pur essendo nuovo, non è stato a nostro modo di vedere strutturato con le dovute attenzioni alle necessità del processo produttivo».

«Riteniamo che per affermarsi oggi su un mercato difficile e competitivo come quello alimentare, e dei salumi in particolare, siano necessarie altre strategie industriali, occorre investire maggiormente sugli impianti produttivi e sulle innovazioni, spingere con strategie commerciali aggressive i propri prodotti», attaccano i sindacati che, dal canto loro, pur di evitare il ricorso alle cooperative avevano anche sfidato l’azienda a costruire insieme ai lavoratori un nuovo sistema di organizzazione del lavoro, che potesse in qualche modo rispondere alle esigenze di flessibilità che il mercato richiede. «Ma la risposta è stata quella di procedere unilateralmente nella direzione della cessione di parte dell’azienda. Riteniamo questo percorso pericoloso e sicuramente non condivisibile».

La proprietà, per il momento, non commenta.

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