Cantù, con la Giubiana
bruciano le camicie verdi

Folla per il tradizionale rogo della castellana. Quest’anno per lei anche una canzone in dialetto. Show polemico dell’ex leghista Giorgio Masocco

In una serata gelida, con tanto di spruzzata di neve, ieri il falò della Giubiana è tornato a scaldare i canturini. Nelle sue fiamme, invitati dalla Pro Cantù, hanno gettato metaforicamente le tante negatività che si vorrebbero bruciare.

E qualcuno, in quelle vampe, ha gettato anche il proprio passato politico: fuoriprogramma che ha visto protagonista l’ex (molto ex) leghista Giorgio Masocco. Come vuole tradizione, la bella castellana giustiziata nel XII secolo per aver tradito per amore Cantù, nella guerra tra milanesi e comaschi, non ha quindi ricevuto la grazia. E questo, anche se quest’anno il gruppo dei Rusumada le ha dedicato persino una canzone.

Presenza inedita, quest’anno, il gruppo dei Rusumada, che hanno proposto in anteprima una canzone dedicata alla Giubiana: in schietto dialetto, rievoca il fatto che per colpa d’una chiave la poveretta ha fatto una pessima fine: «Brüsa varda se la vüsa/cum’è la brüsa quela tüsa/brüsa varda se la vüsa/la me scalderà anca i mann». Titolo «Tut per un para de ciaff», tutto per colpa di un paio di chiavi, appunto.

La politica però non è mancata. Un gruppo di ex leghisti e guardie padane della primissima ora, come il comasco Luciano Grammatica, raggiunto nel corteo il sindaco Claudio Bizzozero (che ha osservato la scena con sguardo compiaciuto) sono arrivati davanti al falò con l’intenzione di gettare tra le fiamme qualcosa che a loro non serve più.

Ovvero camicie e fazzoletti verdi, visto che, ha spiegato l’artefice della protesta Giorgio Masocco oggi in Indipendenza Lombarda, la Lega è come la Giubiana: «Ha dato le chiavi della Lombardia a Roma. Perché la Lega, che doveva trattenere il 75% di tasse in Lombardia, lascia i sindaci del territorio in mutande verdi. la Lega ha svenduto la Lombardia a Roma. E noi bruciamo i simboli, perché la Lega ha bruciato la Padania».n S.Cat.

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