Camera di commercio  Le tre carte di Calenda
Il ministro Carlo Calenda

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Le tre carte di Calenda

Lecco-Como: l’11 gennaio in programma la riunione della Conferenza Stato-Regioni con il ministro. Tutte le strade aperte, Lecco teme più di tutto il rinvio

Sul sito delle Camere di commercio di Como e Lecco la notizia che riguarda la procedura di accorpamento resiste. Ma non partirà il 29 dicembre e l’effettivo avvio dipende ormai da un’altra data.

Si tratta dell’11 gennaio: per allora si è aggiornata la Conferenza Stato-Regioni di settimana scorsa. Le speranze che si prendesse una decisione immediata, rimettendo in moto l’aggregazione dopo l’intervento della Consulta, si erano spente subito. La nuova data fissata per il confronto è almeno abbastanza vicina, subito dopo le festività. Ma se questo nuovo aggiornamento servirà a sbloccare tutto, resta da vedere.

Nelle zone che come Como e Lecco hanno atteso un segnale sulle procedure che ormai molti stavano lanciando, quasi tutte le reazioni parlano di “partita aperta”. Con stati d’animo molto diversi. Anche all’interno del nostro territorio.

Perché ufficialmente da entrambi i nostri enti – con i rispettivi presidenti Ambrogio Taborelli e Daniele Riva - risuona l’amarezza, per il lavoro impostato in questi mesi che ora rischia di essere vanificato. Ma allo stesso tempo se Como si dice pronta a giocare il piano B dell’aggregazione volontaria, il ricordo dei tentennamenti lecchesi non induce a credere nella pronta adesione a questa ipotesi.

In ogni caso, per ora, i giochi non sono fatti, nel bene come nel male. Si ricorderà che il punto cruciale per la Corte Costituzionale di fronte al decreto di agosto del ministro Carlo Calenda e al ricordo di quattro regioni, era che quella conferenza non andava semplicemente sentita. Al contrario, la decisione andava presa «previa intesa». Secondo il presidente Taborelli, se si ripartisse a metà gennaio, basterebbe indicare tempi più stringenti visto il lavoro già svolto dagli enti e non sarebbe un dramma, si arriverebbe prima delle ferie a chiudere tutto.

Il secondo scenario passa dal mancato raggiungimento dell’accordo, un’ipotesi comunque da non tralasciare, visto il ricorso delle Regioni, fra cui proprio la Lombardia. Eppure anche qui una possibilità di sbloccare tutto esiste. Il Consiglio dei ministri potrebbe sovrastare il parere delle Regioni e deliberare.

La terza via è quella che Como teme più di tutte. Si chiama attesa, o meglio rinvio dopo le elezioni. Perché il Governo potrebbe compiere anche questa scelta. In fondo, la partita della Camera di commercio non è proprio secondaria per creare malcontento (quindi consenso elettorale) e potrebbe dunque spingere a farla affrontare al prossimo esecutivo.

C’è in realtà la quarta possibilità, cioè che Como e Lecco prendano in mano il proprio destino e optino appunto per l’aggregazione volontaria. Ci vorrebbe comunque un po’ di tempo in più rispetto a quanto ci si aspettava, ma è una chance auspicata su più fronti dai comaschi.

Ma ciò che conta è stampato sul calendario, adesso: 11 gennaio. Nel frattempo, ricordano gli enti, non c’è di certo empasse, perché ciascuna Camera sta continuando a lavorare a pieno regime naturalmente. Solo tristezza e rabbia di fronte a tanta incertezza, che segue mesi di incontri e lavoro portato avanti insieme in vista della fusione.


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