Venerdì 04 Aprile 2014

Calolzio, Brambilla: arrivano i turchi?

Intanto c’è il rischio fallimento

Un recente presidio dei dipendenti delle Trafilerie Brambilla di Calolziocorte

Slitta ancora l’incontro fra sindacati e i manager della Brambilla di Calolziocorte, perché il potenziale acquirente non ha ancora presentato un’offerta finale per concludere la procedura concorsuale.

Doveva tenersi giovedì un tavolo di aggiornamento fra l’azienda e il sindacato, per capire se davvero esiste l’interesse da parte di un imprenditore per acquisire in parte o in toto la società di Calolziocorte. «L’incontro è saltato- racconta Elena Rossi della Fiom - perché l’azienda ci ha detto che al momento non c’è alcuna novità. Restiamo in attesa, anche se siamo parecchio preoccupati, perché i tempi stringono».

Entro mercoledì 9 l’azienda dovrebbe presentare al Tribunale di Lecco un progetto di reindustrializzazione utile a dare avvio al concordato preventivo, che servirebbe a sanare i buchi di bilancio e le gravi perdite accumulate negli ultimi anni di gestione. Ci sarebbe un imprenditore turco interessato all’operazione, ma al momento non c’è alcuna conferma a tal proposito. L’azienda starebbe infatti attendendo che l’industriale intervenga decisamente nel piano di salvataggio, ma per ora questo non è ancora accaduto. Comprensibile la preoccupazione dei lavoratori rimasti in carico all’azienda che rischiano di non avere più un posto di lavoro se la famiglia Brambilla o questo nuovo investitore non metteranno un plafond di qualche milione di euro per rilanciare la società.

Una situazione difficile, che si protrae ormai dall’estate, divenuta palese a novembre quando l’azienda ha presentato una richiesta di preconcordato al Tribunale di Lecco. Il giudice ha già concesso una proroga, essendo stato convinto da una serie di documenti che la società ha presentato al Tribunale di Lecco, ma entro mercoledì 9 i documenti e l’indicazione dei nomi degli investitori, correlati dalle garanzie economiche, dovranno essere consegnati al Tribunale.

Se questo non succederà è possibile che l’azienda richieda ulteriore tempo al giudice, fornendo una serie di garanzie e indicando la presenza di un potenziale investitore, ma il giudice potrebbe anche decidere di non dare fiducia alla società, facendo scivolare la pratica Brambilla dal concordato al fallimento.
A quel punto la società verrebbe messa all’asta, venduta al miglior offerente e non è detto che si proceda anche a uno spacchettamento, rendendo impossibile la continuità produttiva per i lavoratori. I sindacati, piuttosto scoraggiati da questa lunga attesa, stanno a guardare e hanno già messo in allerta il sindaco del Comune, così come le istituzioni del territorio, per prepararsi al peggio.

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