Martedì 30 Settembre 2014

Calolzio: ai cancelli ex Brambilla

va avanti il presidio degli operai

Fuori dai cancelli dello storico stabilimento, il presidio dei lavoratori continua. Da parecchi mesi, ormai, sotto e intorno al gazebo bianco si ritrovano quotidianamente molti dei dipendenti della ex Trafilerie Brambilla, oggi Trafilerie del Lario, che ancora sperano che qualcosa si possa salvare.

Anche ieri, ad “abbracciare” il gazebo, c’era uno degli striscioni che hanno scandito la storia recente, la più travagliata, della fabbrica calolziese, che dopo essere rimasta per decenni un punto di riferimento dell’economia locale, è finita diritta nel baratro del fallimento.

“Noi non molliamo”, si legge ancora, a chiare lettere. Ed è lo spirito con il quale la maggior parte dei lavoratori sta cercando di affrontare la situazione, anche se la svolta, tutt’altro che positiva, dell’altro pomeriggio li ha messi a durissima prova.

Hanno chiamato in causa più volte la precedente proprietà, che fa riferimento alla famiglia di Michela Brambilla, la parlamentare calolziese che in questi mesi non ha mai commentato le critiche lanciatele anche dagli avversari politici in merito a questa vicenda e che anche ieri ha preferito non esprimersi sull’argomento, considerato il fatto che non ha più legami con la situazione societaria.

“E a noter bigui chi ci adotta?”, avevano scritto in modo sarcastico riferendosi all’impegno animalista della deputata. Ma avevano anche espresso il loro ringraziamento nei confronti della cittadinanza, che in tutti questi mesi è sempre stata molto vicina ai lavoratori in difficoltà. Nel momento in cui la prospettiva di un acquirente si era fatta concreta, infatti, avevano apposto un altro striscione con questo messaggio: “Un elogio veramente speciale alla Calolzio solidale”.

Ieri mattina, però, il clima era tutt’altro che disteso. Dopo aver appreso con sorpresa e sconcerto della decisione del giudice che ha decretato il fallimento, fuori dai cancelli si respirava l’apprensione di tutti i 75 dipendenti che vedono vicino il concretizzarsi dello spettro della perdita del posto di lavoro. Espressioni cupe e preoccupate che si notavano fin dalla strada che scorre davanti alla fabbrica e che in più occasioni è stata rallentata dal volantinaggio di protesta organizzato dai lavoratori.

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