Barzago, il colpo-show dei finti finanzieri  I due rapinatori di nuovo in tribunale
Il cancello della ex Melesa, teatro della tentata rapina

Barzago, il colpo-show dei finti finanzieri

I due rapinatori di nuovo in tribunale

Nel 2017 avevano assaltato la ex Melesa travestiti con delle finte uniformi

Dopo aver patteggiato sono riapparsi in aula per un’altra rapina a Seregno

I carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Merate li avevano arrestati un anno dopo la sconcertante tentata rapina messa in scena a Barzago nella quale si erano finiti finanzieri.

Fatti risalenti al marzo del 2017, a cui seguì un secondo, clamoroso colpo nella Brianza Monzese, il successivo mese di novembre: a Seregno avevano atteso e rapinato, uno per uno, i nove soci della cooperativa Congusto che si erano presentati in sede per fare dei versamenti in contanti, tenendoli in ostaggio per quasi tre ore assieme alle tre impiegate in servizio. Nel capannone della ex Melesa di Barzago, invece, il commando aveva sequestrato due persone, il custode e un camionista, non riuscendo però a trafugare nulla perché disturbato dall’arrivo di altri dipendenti.

Nuovo passaggio in Tribunale a Lecco per i fratelli Gennaro e Luigi Zea, rispettivamente 63 e 61 anni, il primo residente a Lissone e il secondo a Pescara, entrambi in carcere.

Il loro avvocato difensore ha chiesto al giudice dell’udienza preliminare Salvatore Catalano di mettere in continuazione le pene irrogate ai suoi assistiti, un patteggiamento a 2 anni e 2 mesi a Lecco per la tentata rapina di Barzago e 4 anni e 8 mesi per il colpo messo a segno a Seregno. Il giudice scioglierà la riserva nelle prossime ore.

Un caso clamoroso, quello che aveva visto protagonisti i due fratelli e un terzo complice, Adamo Dominici, 50 anni, di Lentate sul Seveso, condannato dal gup di Lecco a 2 anni di reclusione al termine del processo con il rito abbreviato.

Quel 14 marzo 2017, i tre erano arrivati nell’azienda di via Leopardi specializzata nella produzione di bobine in acciaio temprato a bordo di un’autovettura - risultata poi rubata l’anno precedente a Milano - con la finta scritta “Guardia di Finanza” sulla portiera. Pistole alla mano, a volto scoperto, indossando pettorine riconducibili sempre alle Fiamme gialle, una volta all’interno dell’azienda i banditi avevano immobilizzato, con fascette ai polsi e una cintura ai piedi, il custode e un camionista, venendo però interrotti nel loro progetto criminale dal sopraggiungere di altre persone. Costretti a mollare la presa, erano riusciti a fuggire senza portar via nulla. Un episodio che aveva suscitato sconcerto e paura. Di loro si erano apparentemente perse le tracce, ma la caparbia attività investigativa demandata dal sostituto procuratore Paolo Del Grosso ai carabinieri della Compagnia di Merate aveva permesso di risolvere il rompicapo.

A dare una mano agli investigatori anche il successivo colpo messo a segno dai due fratelli – questa volta con un altro complice, però – a Seregno. Anche in quel caso i malviventi avevano legato gli ostaggi con fascette di plastica. Erano fuggiti con 41mila euro in contanti, nascondendosi nell’abitazione di Gennaro Zea a Lissone. Ma erano stati traditi dal mezzo usato per la rapina, un furgone bianco: nel giro di poche ore, i carabinieri della Compagnie di Seregno e Desio fecero scattare le manette ai loro polsi.


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