Adria Costruzioni, fallimento in 24 ore

E l’inchiesta sui due comaschi continua

In liquidazione l’azienda edile

di cui sono presidente

e direttore operativo

due imprenditori intelvesi

In meno di 24 ore, la Pretura di Lugano ha decretato il fallimento della ditta Adria Costruzioni, accogliendo l’istanza presentata dai sindacati Unia e Ocst. L’impresa edile di cui sono presidente e direttore operativo Adriano e Filippo Cambria, entrambi di Pellio Intelvi, è dunque in liquidazione. Un’inchiesta fulminea e clamorosa quella sull’Adria Costruzioni (sede a Pregassona), che la scorsa settimana ha portato a due arresti eccellenti, quelli di Filippo Cambria e dell’ex direttore della Banca Wir di Lugano, Ywes Wellauer. Per entrambi si ipotizzano i reati di truffa, amministrazione infedele e falsità in documenti. Per Adriano Cambria, presidente e fondatore dell’Adria Costruzioni, resta l’ipotesi del mandato di cattura internazionale, anche se – va ricordato – senza il suo nullaosta non può essere estradato in Ticino.

«Per i 54 lavoratori c’è il semaforo verde per procedere all’incasso dei salari arretrati (agosto, settembre e parte di ottobre) – si legge in una nota congiunta Unia e Ocst - I sindacati inoltreranno le relative richieste all’ufficio cantonale competente nei prossimi giorni con l’obiettivo di poter consegnare nelle mani dei lavoratori almeno un 60% delle spettanze salariali prima delle festività di Natale». Dunque l’attenzione si sposta ora al prossimo dicembre. A quelle dei 54 operai potrebbero ben presto aggiungersi altre richieste di spettanze retributive: c’è chi parla di 76 e chi di 68 dipendenti al momento dello “stop forzato” a tutte le attività.

Intanto, emergono nuovi importanti dettagli sul fragoroso crac, divenuto in pochi giorni anche un “caso politico”, complice anche un’interrogazione presentata al Consiglio di Stato dal deputato del Plr, Fabio Schnellman.

L’Adria avrebbe ad oggi accumulato precetti per oltre 2milioni di franchi (circa 2 milioni di euro) e tra i creditori oltre al Cantonel, che vanta 411mila franchi per imposte non versate ci sarebbe anche la Confederazione, che reclama quasi 100mila franchi di Iva e altri 110mila franchi per il “fondo pensionamenti anticipati”. Una posizione debitoria pesante, che – secondo gli inquirenti – potrebbe assumere proporzioni ancor più rilevanti. Inoltre, dai documenti dell’inchiesta, è emerso che il computo totale dei salari non pagati sarebbe superiore agli 800mila franchi. Come indicato dai sindacati gli operai non ricevono quanto dovuto da fine luglio. Secondo quanto trapelato non si escludono clamorosi colpi di scena.


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