Il canto delle ruspe

Ci ho messo qualche giorno a soffocare il magone, a negare ogni occhiata a quei movimenti così diversi da quelli sperimentati anni fa.

Le ruspe all'ex mostra del tessile, a Castellanza. Un mondo ormai svuotato di contenuto, e per molti solo un edificio da abbattere per strappare la tela del degrado e costruire altro. Io nemmeno ho vissuto gli anni più dorati di quel centro esposizioni, ma solo gli ultimi, già un po' stanchi.

Ma questo è persino peggio, mentre cantano le ruspe. Pagine lette, che assumono persino il sapore delle favole, quando con i telai pensavamo di governare un poco il mondo. Quando accorrevano i ministri, ma - molto più importante - quando tutti fabbricavano piccole meraviglie. Oggi, molti di meno.

Oggi non occorre più un mirabolante centro esposizioni. Abbiamo Malpensafiere, frutto della modernità, che ospita per fortuna sempre più mostre, dopo un periodo troppo tranquillo. Ma manca uno specchio della città e del territorio, di ciò che sapeva e cercare ancora di fare.

Il canto delle ruspe non può nascondere tutto questo, lo fa anzi levare più forte dalle macerie.

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