Buonanotte

L’ultimo pensiero prima di spegnere la luce. O il primo dopo averla spenta

(facebook.com/mario.schiani - twitter: @MarioSchiani)

di Mario Schiani
Domenica 09 Maggio 2021

Una preoccupazione alla volta, senza spingere

Che sia finita? No, rifaccio. Che stia finendo? Nelle teste di noi tutti la risposta è sì. Nella realtà, non lo sappiamo, ma quando mai, a noi umani, non sapere una cosa ci ha impedito di trinciare giudizi?

La realtà è la “cosa in sé” di cui chiacchierava Kant finché, verso sera, gli amici dicevano “vabbè Immanuel, si è fatto tardi, dobbiamo andare». Quel che conta, o meglio, quel che noi ci imponiamo debba contare, è la nostra impressone generale delle cose e se la mettiamo su questo piano sembra di poter dire che il pasticciaccio brutto del Covid si sta avviando verso l’uscita.

La sensazione si ricava dal fatto che, nei notiziari ma anche nei discorsi, si parla sempre meno di “terapie intensive” e sempre più di “riaperture”, sempre meno di “curva del contagio” e sempre più di “cosa danno al cinema”. Prese le opportune cautele e fatti i tradizionali scongiuri, direi che va bene così. Ai vaccini, oltretutto, sta per accostarsi la categoria dei cinquantenni: onorandomi di appartenervi, posso testimoniare che raccoglie i soggetti più spaccamaroni di tutti. Vaccinati quelli (questi) sentiremo frignare di meno, il che è già una bella cosa.

L’idea che la faccenda stia finendo ce la dà anche il fatto che, adesso, troviamo spazio per preoccupazioni che non siano il Covid o che vengano a corollario del Covid. Qualcuno si preoccupa per la campagna acquisti della sua squadra di calcio, altri, più gravemente, rilanciano la questione delle morti sul lavoro e perfino la minaccia remotissima di un razzo cinese che potrebbe caderci sulla testa arriva a insinuare un pizzico di inquietudine.

Già che vi trovo ben disposti, provo a introdurre un motivo di preoccupazione nuovo. Questo: saremo ancora capaci, dopo oltre un anno di preoccupazione al singolare, di tornare a preoccuparci su più fronti? In altre parole, ritroveremo quelle nostre abilità di giocolieri dell’ansia per cui, in un giorno solo, riuscivamo a tormentarci per il lavoro, la salute, la politica, il calcio, il terrorismo internazionale, i furti d’appartamento e in ville indipendenti nonché bifamiliari? Ci sarà di nuovo agevole farci salire la pressione per il parcheggio, le tasse, le regole europee in fatto di esportazione di melanzane, le scosse di terremoto, il cambiamento climatico globale, la posizione di Italia Viva sull’immigrazione e i missili di Kim Jung-un?

Io una proposta ce l’avrei: come quando si arrivava al mare dopo un inverno che ci aveva fatti belli lattiginosi evitavamo di stare subito al sole per ore, cerchiamo ora di non preoccuparci per tutto in un colpo solo. Un paio di preoccupazioni alla volta, magari, e per non più di un quarto d’ora. Dopo di che, un po’ di yoga, un biscotto, mezzo bicchiere di vino e un giro intorno all’isolato (non necessariamente in questo ordine).

Addirittura, ma qui siamo dalle parti dell’utopia, potremmo approfittarne per liberarci da qualche preoccupazione della quale, adesso, sospettiamo a ragione la perfetta inutilità. Tanto, c’è sempre tempo per inventarcene delle altre: ecco che Kim si è fatto regalare un missile più grosso, il Covid si presenta nella variante curda, il Milan vende Donnarumma e, cara signora, teniamo sempre presente che oggi siamo qui e domani chissà.

di Mario Schiani

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