Sfila la transumanza, stagione finita  «L’allevamento ovino non sente la crisi»

Sfila la transumanza, stagione finita

«L’allevamento ovino non sente la crisi»

Un fiume di lana bianca ha attraversato i paesi della Valsassina verso la Brianza. L’allevatore: «Un comparto in crescita solo per latte e carne, la lana ha troppa concorrenza»

Tranquilla invasione di pecore ieri in centro. Scese dalla montagna, pronte per essere trasportate negli allevamenti di origine (per lo più in Brianza). Si sta infatti concludendo, come accade da secoli e secoli, la “transumanza”. Gli ovini tornano al “caldo” nelle stalle dopo avere brucato in vetta per tutta l’estate. Affollando i paesi, ieri a Ballabio Superiore era tutto un belare.

«Alla faccia della crisi il mercato della pecora tiene eccome. É in crescita». Così l’allevatore Giuseppe Invernizzi, già direttore dell’associazione che riunisce questo comparto per le province di Como e Lecco.

Allora pecore in tutta la Valsassina. Transumanze concordate con quello o quell’altro Comune che ha tutto da guadagnarci. Già perché le pecore, brucando puliscono. Non c’è erbaccia o sterpaglia che resista alle loro mandibole. Mangiano tutto, a costo zero. E lasciano prati e sottobosco lindi e puliti.

«E meno male questo comparto tiene, anzi è in crescita. La transumanza favorisce il mercato degli allevatori di queste specie», ribadisce l’allevatore Invernizzi.

Ma tutto bene non può andare. Lo stesso allevatore rivela il rovescio della medaglia. Manco a dirlo, ciò che difetta è il prodotto principe delle pecore: la lana. «Si mangiano carne di pecora ed agnello in quantità - rimarca Giuseppe Invernizzi -, paradossalmente di lana se ne vende sempre meno. egli ultimi anni, hanno preso sempre più piede prodotti sintetici molto simili alla lana, ma che non costano niente. In questo periodo di crisi economica, dunque, il consumatore li preferisce ai prodotto tradizionali»

Leggi i particolari su La Provincia in edicola martedì 14 novembre

© RIPRODUZIONE RISERVATA