«Già dieci anni fa   dicevamo all’Anas  che andava rifatto»
Le operazioni per tagliare e rimuovere il ponte precipitato sulla superstrada 36 (Foto by foto cardini)

«Già dieci anni fa

dicevamo all’Anas

che andava rifatto»

Ponte crollato, l’ex sindaco di Annone Colombo accusa: «Ci fu detto a muso duro di lasciar fare ai tecnici»

«Glielo avevamo detto: costruiamo un nuovo ponte; l’Anas ci rispose: badate a far bene i sindaci, che ai problemi tecnici ci pensiamo noi»: non ha taciuto, ieri, l’ex sindaco di Annone, Carlo Colombo, che era in carica nel 2006 quando – a maggio – il ponte sulla 36, che venerdì è crollato, fu lesionato dal braccio di un’autogru di passaggio sotto la campata; sette mesi di tentennamenti e circolazione vietata. «Stanco della lunga chiusura – ha ricordato Colombo - col collega di Suello, all’epoca Giuseppe Mauri, chiedemmo un incontro all’Anas per sollecitare la soluzione di un problema viabilistico ormai insostenibile. Ci recammo a Milano e, tra le proposte, caldeggiammo la demolizione del ponte e la ricostruzione, sul modello del nuovo ponte di Bosisio. Ci fu detto, in modo poco simpatico, che non era compito nostro occuparci di queste cose e che noi, non essendo tecnici, dovevamo solo pensare a fare bene il sindaco. Oggi, ci tocca piangere una vittima e contare i feriti: credo che fatti simili non siano più tollerabili in un Paese che si definisce civile. Il terremoto, purtroppo, può essere definito una fatalità; il crollo del ponte – dichiara Colombo - invece, è una pagina dolorosa che poteva (e soprattutto doveva) essere evitata. Tutta la mia solidarietà al sindaco attuale, Patrizio Sidoti, che si trova in mezzo a una tragedia di cui Annone e gli annonesi non hanno colpa».

Le dichiarazioni di Colombo hanno suscitato l’immediata reazione del sindaco di Cesana, Eugenio Galli: «Venerdì, quando sono stato avvertito, ho preferito non venire a vedere ciò che era successo: in certi casi, non so stare zitto. Bene ha fatto l’ex collega Colombo a riaprire il libro del 2006: che dire, oggi, di fronte a questo morto e miracolosamente s’è trattato di una persona sola? Parliamoci chiaro – esplode Galli - non doveva capitare. Invece, ciò che è successo dovrebbe aprire gli occhi anche dei cittadini su quale mostro è, purtroppo, la burocrazia: noi ci associamo al cordoglio, partecipiamo al dolore della famiglia, ma diciamolo senza mezzi termini: Claudio Bertini ha pagato con la propria vita per gli errori di altri, preposti e presumibilmente competenti. In sostanza, lì c’era un ponte (già lesionato dieci anni fa, poi riaperto): alle 13.30 si distaccavano calcinacci; che cosa ci voleva per capire che la viabilità andava chiusa? Occorreva (apprendiamo) una relazione tecnica: ma la burocrazia è arrivata (come sempre) in ritardo e il ponte è crollato prima. Allora, forse era il caso di anteporre l’incolumità pubblica, superare i tecnicismi, chiudere per il tempo necessario la strada, assumersi delle responsabilità, anziché attenersi al manuale e assistere al disastro».

Adesso, il problema sarà la viabilità: «Il territorio è diviso: il traffico, dalla 36, si riversa nei paesi circostanti: i nostri – riassume Galli - La Prefettura non ci ha né interpellati, né informati. I Comuni sono costretti a partecipare a tavoli, come le conferenze dei servizi, spesso per opere da niente: delle operette; ma per organizzare il dopo-crollo, no, vedo che non ci hanno pensato». Oggiono è tra i comuni più drammaticamente interessati dall’impennata dei flussi, lungo la provinciale 49 e 51 che l’attraversano. «In effetti, l’unità di crisi non è stata convocata – ha confermato ieri il sindaco, Roberto Ferrari – Per parlare con la Prefettura e chiedere lumi, l’abbiamo dovuta chiamare noi».

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