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Non capita spesso di sentire lavoratori, rsu e sindacalisti elogiare e ringraziare i direttori di fabbrica. Ed è ancora più insolito che il ringraziamento passi attraverso una lettera aperta destinata al sindaco del comune dove si trova l’azienda.
Succede alla Teva, un’industria farmaceutica, piccolo braccio di una multinazionale israeliana, che ha scommesso sull’attività industriale di Bulciago, riportando i bilanci in attivo, riaccendendo tutte le linee produttive e riuscendo a superare indenne anche la crisi economica in atto. Sono gli stessi lavoratori della Teva Pfc di Bulciago a parlare: «Ringraziamo Lorenzo Canzi, amministratore delegato di Teva, che ha saputo traghettare questa azienda fuori da un momento di grande difficoltà» e lo fanno attraverso una lettera inviata al sindaco di Bulciago e alla stampa.
Teva ha il suo head quarter italiano a Bulciago, dove occupa una settantina di lavoratori. Ha altri tre stabilimenti in Lombardia – a Caronno nel varesotto, Settimo Milanese in provincia di Milano e Villanterio vicino a Pavia -, per un totale di oltre 350 dipendenti.
Enrico Ferrari, sindacalista della Uilcem, riassume la vicenda di questa impresa: «Nel 2004 la Teva era un’azienda in grande difficoltà. Una pesante caduta verticale della competitività, provocata dalla globalizzazione industriale, l’avevano messa in ginocchio». Gli impianti erano scarichi e una ripresa non era neppure in vista: «Si attendeva che la direzione facesse ricorso agli ammortizzatori sociali da un momento all’altro. Poi la svolta. Nel novembre del 2005 Lorenzo Canzi viene nominato direttore generale degli stabilimenti di Bulciago e Caronno. Canzi ha messo in moto le necessarie iniziative grazie alla capacità che tutti gli riconoscono nel saper affrontare i nodi che impediscono la crescita di un sito produttivo, riuscendo infine ad impedirne la chiusura».
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