Parla Samuele, condannato in Guatemala  «Quattro anni carcere mi hanno segnato»
Da destra: Samuele, i genitori Emiliana e Roberto, il fratello Giorgio

Parla Samuele, condannato in Guatemala

«Quattro anni carcere mi hanno segnato»

«Una cella di neppure due metri quadri. La dentro comandano le gang». Era stato condannato a otto anni per tentata violenza su una bimba

Finalmente libero, Samuele Corbetta, 36 anni, ora sogna soltanto tre cose: trovare casa, mettersi a lavorare, portare in Italia la sua fidanzata Carla, 43 anni, sorella di un compagno di carcere, conosciuta poco più di un anno fa. E poi, trascorrere lunghe ore nei boschi, a camminare e pensare.

Dopo cinquanta mesi nel carcere di Città del Guatemala, dopo essere stato condannato a otto anni per tentata violenza su una bimba di 7 (reato di cui ha sempre detto di non essersi mai macchiato) stenta a riabituarsi alla libertà.Nei quattro anni passati dietro le sbarre, il cooperante brianzolo ha vissuto esperienze terrificanti. «Ho visto accoltellati, sparatorie, gente tagliare la testa ad altri e poi mettersi a giocare a pallone. Là dentro, comandano le gang dei mareros. Io ho sempre tenuto un profilo basso, come fuori. Per questo, non ho mai temuto per la mia vita».

Di certo, è stato fortunato. Dopo un giorno passato in una cella comune, è stato trasferito in un carcere di 5 mila persone e assegnato a un settore speciale, dove i detenuti erano soltanto 17, e solo ultimamente 77. «Avevo la mia piccola cella di 2 metri per 1,5. Avevo anche un permesso speciale per utilizzare alcol e chimici per produrre sapone e profumi. Mi mantenevo così. Così sono riuscito a guadagnare i soldi per compare il cibo e quello che mi serviva».

L’esperienza del carcere lo ha comunque segnato. «I rumori mi danno fastidio. In carcere, quando c’era rumore, significava che stava accadendo qualcosa. Per questo, se sento urlare, sto in allerta».

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