Olgiate Molgora, benefattore dona un milione di euro alla parrocchia

Un gesto di straordinaria generosità ha illuminato la celebrazione dei trent’anni di servizio di don Giancarlo Cereda alla guida della chiesa di San Zeno. Un anziano fedele, scomparso lo scorso anno, ha lasciato in eredità un milione di euro alla parrocchia. La formalizzazione dell’accettazione della donazione è avvenuta ieri, con il benestare della Curia di Milano, durante un incontro con il notaio.

Sull’identità del benefattore, bocche cucite. Anche se è facile supporre che nella piccola frazione di Monticello la sua identità non sia un rebus. Pur «non essendo particolarmente praticante», come osserva don Giancarlo, il benemerito aveva già dimostrato la propria generosità. «Durante il periodo del Covid - ricorda - alcune famiglie faticavano a pagare la retta e lui aveva provveduto».

Negli ultimi anni, segnati dalla malattia, don Giancarlo don Giancarlo non ha mai smesso di fargli visita e così, per ringraziarlo della sua vicinanza e del suo conforto anche religioso, l’olgiatese passato a miglior vita ha voluto lasciare una cospicua parte dei suoi beni proprio alla parrocchia di San Zeno.

Don Giancarlo lo ha comunicato ai fedeli durante i festeggiamenti. Annunciando anche a quali fini saranno destinati.

«I lavori da finanziare sono tanti. Abbiamo appena terminato di realizzare il parco giochi dell’oratorio, per cui sono serviti 10 mila euro. Abbiamo realizzato il campo di calcio in erba sintetica, costato 350 mila euro, in parte ancora da saldare. Vogliamo costruire un parcheggio a Borlengo per 15 auto. I lavori cominceranno la prossima settimana e servono 60 mila euro. Altri 70 mila occorreranno per sistemare il tetto dell’asilo, che ha problemi di infiltrazione. Infine, c’è la grossa incognita rappresentata dalla sistemazione del tetto della chiesa di San Zeno. Il vecchio salone del cinema, ormai dismesso, va ripensato, ricreato e riprogettato. Infine, dobbiamo ultimare anche l’intervento sull’ex oratorio di San Giuseppe, già sistemato esteriormente, che vorremmo trasformare in sala della comunità».

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