Orlando: «Il problema  del Pd sono le fasce deboli»
Il ministro Orlando, il collega Gianluca Morassi modaratore della serata e l’onorevole Tentori

Orlando: «Il problema
del Pd sono le fasce deboli»

Il ministro a Barzago subissato dalle domande dalla folla di militanti
Lo slogan: «Meno tasse, ma non per tutti bensì solo per chi ha poco »

Ha parlato soprattutto di economia e politica, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, ospite l’altra sera della “Festa democratica” a Barzago: anfitrione, l’onorevole Veronica Tentori, barzaghese, appunto. Orlando è stato intervistato sul palco dal giornalista Gianluca Morassi, de “La Provincia”, ma lo è stato altrettanto dalla folla dei militanti, che l’hanno subissato di domande, solo un paio delle quali rimaste senza risposta (sulle controverse nomine in enti del territorio e - presentate dal sindaco, Mario Tentori - su “ius soli”, sicurezza e certezza della pena).

L’incalzare ha rivelato l’apprensione per occupazione, pensioni, tasse e per il futuro della sinistra. Orlando non si è sottratto: «È di poco fa il tweet di Renzi, secondo cui 350 persone parlano di alleanze e legge elettorale, mentre 3.500.000 pensionati vedono arrivare la quattordicesima: come dire che il popolo vero recepisce i problemi, invece un manipolo di stravaganti pensa alle coalizioni; purtroppo, ci pensano anche la Meloni, Salvini e Berlusconi, mentre l’attuale legge elettorale condannerà il Paese all’ingovernabilità. Non credo – ha proseguito Orlando - nella democrazia che elegge il leader carismatico per fare quello che gli gira la mattina. Il Pd ha un grosso problema: le fasce deboli che non arrivano a fine mese, per le quali ha avuto poca attenzione, preferendo inseguire le eccellenze, i fenomeni, chi ha risolto tutti i problemi, e dicendo agli altri che va bene così. Un grande partito di sinistra non può risultare minoritario proprio tra i poveri: andare alle prossime elezioni da soli sarebbe un grave errore: non voglio avere la responsabilità di non averlo detto. È pure falso – per Orlando – che le elezioni si vincono al centro: al centro non c’è più nessuno, l’elettorato si sposta agli estremi, conquistato dal populismo».

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