Nuove imprese?   Sì, in agricoltura

Nuove imprese?

Sì, in agricoltura

Due neo laureati in agraria hanno avviato un’attività di allevamento bovino a Morterone : «Abbiamo cominciato tra lo scetticismo di molti, oggi produciamo 150 litri di latte al giorno e 18 chili di formaggio»

Anche i recenti dati di Coldiretti lo testimoniano. Le attività legate al mondo agricolo nel Lecchese attirano sempre più i giovani. E una delle tante storie di passione e sacrificio arriva da uno dei più piccoli comuni d’Italia, ai quasi 1100 metri d’altitudine di Morterone.

Qui Matteo Bonaiti Pedroni (27 anni) del rione lecchese di Castello e Giovanni Pizzamiglio (26 anni) di Mombretto di Mediglia (Milano) hanno avviato lo scorso anno – con produttività dall’ottobre scorso - l’azienda agricola “Le Forbesette” dove viene prodotto del formaggio di montagna secondo l’antica tradizione dei casari valligiani.

Una scommessa coraggiosa, con la determinazione di chi crede in ciò che fa, ben sapendo che il percorso sarà in salita, come il piccolo paesino a 15 chilometri da Ballabio. Il tutto a coronamento di una amicizia sbocciata fra le aule dell’ateneo milanese durante il corso di laurea in Scienze Agrarie.

«Proprio così – spiega Matteo -. Finita l’università, a novembre del 2015, io e Giovanni, legati dalla passione comune verso i prodotti della terra e la pastorizia, abbiamo deciso di guardarci attorno per capire se si potesse, in società, iniziare un’attività agricola. Così ci siamo imbattuti nella struttura di Morterone, di proprietà comunale, che un tempo aveva ospitato una sorta di stalla sociale. Un progetto che però era naufragato. Dopo un primo bando del Comune che non aveva dato frutti, si è passati all’assegnazione diretta e qui abbiamo deciso di presentare un nostro piano di sviluppo e di rilancio della stalla. Così, dopo l’ok del Comune, l’11 novembre 2015 abbiamo firmato il contratto d’affitto e si poteva partire».

Il difficile è iniziato proprio allora con una stalla in parte da ristrutturare ed avviare. Ma questo non ha certo scoraggiato e spaventato i due giovani ormai lanciati. «Intorno a noi inizialmente c’era molto scetticismo da parte soprattutto dei locali – rileva Giovanni -. Altri storcevano il naso perché ritenevano il luogo troppo lontano dalla civiltà. Ma la nostra sfida è partita. Intendiamoci, rendere redditizia la stalla è ancora un obiettivo lontano a fronte di ulteriori investimenti, ma i segnali sono positivi e vogliamo crederci con tutte le nostre forze. Per ora stiamo pagando ancora i debiti e siamo ancora di poco sotto il pareggio».

Così a maggio dello scorso anno sono arrivate cinque giovenche gravide della razza Grigio Alpina (sia da latte che da carne) sud-tirolesi acquistate a Bolzano. Bestiame particolarmente adatto alla morfologia del paese e il primo importante passo dall’azienda.

«Oggi abbiamo trenta capi con nove vacche da latte, vitelli, manze a partorienti – prosegue Giovanni -. Un buon numero che ci ha permesso ad ottobre 2016, dopo il naturale rodaggio, di cominciare a produrre e vendere i nostri formaggi. Ad oggi mungiamo circa 150 litri di latte al giorno che ci consentono di produrre 18 chilogrammi di formaggi. Un primo importante passo anche se speriamo di poter diversificare l’attività con altri prodotti ed anche percorsi didattici in stalla».

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