Lecco. Tubettificio europeo  Sessanta rischiano il posto
Il corteo dei lavoratori del Tubettificio e dei sindacalisti

Lecco. Tubettificio europeo

Sessanta rischiano il posto

Presentata al giudice la richiesta di una “newco” senza debiti e con la metà dei dipendenti. Per gli altri licenziamento e un anno di mobilità, a meno di ottenere dal Governo la cassa integrazione

Non sono rosee le prospettive per il Tubettificio Europeo. Lunedì 4 aprile, alle 16, nella sede della Provincia di Lecco si è svolto un incontro tra le parti per capire il futuro dell’azienda di Pescarenico. C’erano i titolari, i sindacalisti di Fiom, Fim e Uilm, i rappresentati delle Rsu ed anche figure istituzionali dell’amministrazione provinciale e del Comune di Lecco, nella persona di Riccardo Mariani, assessore alle politiche sociali.

Durante l’incontro, durato sino alle 17.30, i lavoratori hanno presidiato la sede della Provincia, avendo dichiarato, per la giornata di ieri, otto ore di sciopero. Al termine dell’incontro, i sindacalisti Mauro Castelli della Fiom, Giovanni Gianola della Fim e Enrico Azzaro della Uilm hanno illustrato gli esiti della riunione e per i lavoratori è stato subito chiaro che la situazione è molto critica.

Va detto che lo scorso 31 marzo era scaduto il concordato preventivo richiesto dall’azienda al Tribunale di Lecco; si attendeva, dunque, un piano industriale credibile e in grado di far superare al Tubettificio le sue difficoltà. Questo piano c’è, ma non è certamente indolore. Innanzitutto, va detto che il 20 aprile è già stata convocata dal Tribunale di Lecco l’udienza per il fallimento dell’azienda, su richiesta di alcuni creditori e dipendenti. Entro quella data è necessario, se si vuole evitare il fallimento, la presentazione di una proposta alternativa che l’azienda ha formulato nei seguenti termini: verrà fatto fallire il Tubettificio Europeo Spa, che assorbirà tutti i debiti, mentre la stessa proprietà darà vita ad una nuova realtà, chiamata Tubettificio Europeo Srl, che continuerà l’attività ma con il sacrifico del 50% dei 120 dipendenti. Una bella doccia fredda, anche perché i 60 dipendenti messi in mobilità avranno un solo anno di ammortizzatori sociali. I sindacati hanno allora prospettato una possibile alternativa che consentirebbe la richiesta della cassa integrazione straordinaria “per cessazione di attività con continuità”. Questo permetterebbe a tutti i lavoratori di avere tre anni di ammortizzatori sociali. Una via d’uscita che ha un grosso punto di domanda nel fatto che per questa normativa non c’è ancora il decreto attuativo.

I sindacati si sono impegnati a richiedere immediatamente un incontro a Roma, al ministero del Lavoro, per fare chiarezza in merito a questa possibilità, su cui resta comunque un grosso punto di domanda. Inutile dire che i lavoratori hanno accolto l’esito dell’incontro con grande malumore. Non hanno avuto quelle garanzie di continuità che si sarebbero aspettati e soprattutto vedono con una certa perplessità la nascita di questa nuova realtà industriale, che vedrebbe comunque il licenziamento di 60 dipendenti. L’impressione è che i titolari del Tubettificio abbiano voluto dare vita a questa nuova realtà per poterla rendere più appetibile a qualche eventuale compratore estero. Ma le domande, di fronte a questo nuovo piano industriale, sono superiori alle certezze e le preoccupazioni crescono.

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