Lecco. «I cinesi? Da artigiani   abbiamo imparato a lavorarci»
Enzo Arrigoni, uno dei cinque figli di Franco, tutti lavorano nell’impresa di famiglia

Lecco. «I cinesi? Da artigiani

abbiamo imparato a lavorarci»

La Fratelli Arrigoni produce portachiavi, gli articoli di alta gamma vengono realizzati a Primaluna mentre i componenti degli altri prodotti sono importati

Inventiva, investimenti, innovazione di prodotto, gestione aziendale rigorosa e capacità di trasformare la concorrenza cinese da problema in opportunità hanno permesso a una piccola azienda artigiana, la “F.lli Arrigoni” di Primaluna, di passare con qualche scossa, ma alla fine indenne, dalla crisi del 2009 e di continuare a crescere.

In particolare, con nuove assunzioni fatte di recente e la ricerca di nuovo personale ancora in corso, oggi l’azienda vive una nuova stagione positiva che presto sarà inaugurata con l’avvio della costruzione di un nuovo capannone di mille metri quadrati per ampliamento dell’attività.

L’impresa fondata nel 1963 con quattro fratelli da un giovanissimo Franco Arrigoni, 72 anni, formalmente in pensione ma di fatto ancora in azienda con i suoi cinque figli, ha iniziato l’attività con la produzione di ganci per portachiavi. «Erano gli anni del boom economico - ci dice Elisabetta Arrigoni, che nell’azienda di famiglia segue la parte commerciale e amministrativa - e c’era una richiesta così alta che dovevamo dare all’esterno i piccoli moschettoni da assemblare. Nel tempo abbiamo sviluppato numerosi modelli, specializzandoci nel tempo negli anelli per portachiavi di alta gamma, destinati soprattutto ai portachiavi ordinati dalle grandi firme della moda, personalizzati e in diverse misure».

In azienda oltre con lei ci sono anche i suoi quattro fratelli: Alberto e Alessandro, che si occupano degli stampi e attrezzano le macchine, Enzo che sovrintende al magazzino e agli impianti di finitura e lucidatura dei prodotti e Gabriele al controllo macchine. Sono loro cinque a mandare avanti tutto, oltre a tre dipendenti: un manutentore meccanico, una magazziniera («è un lavoro di precisione - afferma l’imprenditrice - perciò abbiamo scelto una donna») e una lavorante a domicilio per parte dei lavori di assemblaggio in aggiunta a quello che viene fatto anche in azienda. Al core business degli anelli per portachiavi, a cui, per i prodotti in acciaio, si aggiungono moschettoni e anelli montati sulle borse si aggiunge anche l’importazione di articoli dalla Cina realizzati in zama, una fusione di stagno e zinco, assimilabile all’alluminio ma più economica di questo.

«Dalla Cina importiamo moschettoni o accessori per portachiavi destinati soprattutto alle auto, visto che la concorrenza sui prezzi l’abbiamo sentita proprio sui moschettoni. Visto che l’assemblaggio - afferma Elisabetta Arrigoni - in Cina costa poco abbiamo deciso di importare per completare la gamma, visto che comunque in Italia c’è richiesta di questo tipo di prodotto, che i clienti preferiscono d’importazione perché lo pagano meno. E non sempre i prodotti cinesi sono di scarsa qualità». L’azienda ha il 75% di mercato in Italia e il resto all’estero, soprattutto in Spagna «dove abbiamo buoni clienti che acquistano anelli in diverse misure e colori con ordini programmati per tutto l’anno».

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