Lecco. Calce ed esplosivi  I segreti delle cave svelati agli studenti
Gli allievi hanno ascoltato interessati le spiegazioni degli esperti

Lecco. Calce ed esplosivi

I segreti delle cave svelati agli studenti

Le classi terze del liceo Medardo Rosso in visita agli stabilimenti della Fassa e dell’Unicalce. Una lezione “sul campo” promossa da Confindustria

Una quarantina di studenti del liceo Medardo Rosso di Lecco è stata ospite ieri mattina di Fassa e Unicalce, che hanno guidato i ragazzi nella visita delle proprie cave.

L’iniziativa, denominata “Cava Day” e promossa a Lecco (come a Sondrio) da Confindustria, ha l’obiettivo di far conoscere le caratteristiche di un settore tanto importante quanto sconosciuto ai giovani.

A dare il benvenuto agli allievi delle classi terze sono stati il direttore della cava Fassa, Matteo Redaelli, e il viceresponsabile della produzione dello stabilimento Unicalce, Andrea Spreafico.

Gli studenti sono saliti in pullman sino all’altezza dello stabilimento Unicalce, dove sono stati presi in consegna in due distinti gruppi dai due tecnici che hanno illustrato loro le caratteristiche della cava e dell’imponente insediamento che produce calce.

«Qui ne produciamo solo per rifornire acciaierie, prelevando pietre con determinati requisiti dalla cava situata in località Vaiolo alta, sotto il Magnodeno – ha spiegato Spreafico - Si tratta comunque di un prodotto, la calce, che ha un utilizzo variegato». Se ne fa infatti un uso massiccio anche in agricoltura, per le qualità organolettiche che permettono di arricchire le caratteristiche dei terreni da coltivare.

Unicalce, nell’impianto di Lecco, occupa 60 persone e produce 700 tonnellate al giorno di calce. Nel corso del 2016 ha utilizzato 550mila tonnellate di materiale, confluito attraverso i nastri che scendono dalla cava fino ai due forni (uno costruito negli anni Novanta e il secondo negli anni Settanta, per molti anni il più grande d’Europa e in grado di funzionare in modo ininterrotto – 24 ore al giorno – per sette anni) sui quali è basato l’insediamento produttivo.

Per quanto riguarda invece la cava Fassa, al momento non vi lavora nessuno: è in attesa del nulla osta da parte della Regione. Nell’ambito dell’approvazione del nuovo piano cave regionale, infatti, il sito estrattivo che sorge in località Vaiolo bassa ha dovuto sospendere l’attività in quanto l’autorizzazione decennale era giunta ormai a scadenza. Le attività potrebbero comunque riprendere nel giro di qualche mese.

Nonostante il fermo, il fascino della cava ha intrigato i ragazzi. Il direttore della Fassa – impegnato attualmente in un altro insediamento dell’azienda – ha infatti parlato dei processi produttivi seguiti nel corso dell’attività estrattiva, partendo dal rispetto dell’ambiente.

«L’autorizzazione ha durata decennale - ha chiarito Redaelli - la Regione indica il disegno entro il quale si potrà procedere con gli scavi. Al termine si procede con le operazioni di ripristino dei luoghi, con la semina di vegetazione che riduca il più possibile l’impatto visivo della cava».

Quindi si è soffermato non soltanto sugli esplosivi utilizzati per staccare pezzi di parete da sottoporre a lavorazione (il processo procede con il trasporto in frantoio e con la riduzione del materiale alle dimensioni desiderate), ma anche sulla sicurezza dei lavoratori.

«Avere incidenti in un impianto di queste dimensioni comporta danni seri - ha avvertito - Per questo motivo si lavora in sicurezza. Vale, ad esempio, per gli autisti dei camion, che per caricare il materiale utilizzano telecomandi e telecamere, senza nemmeno scendere dai loro mezzi».

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