La montagna era il sogno di Alessandra

Domani mattina a Missaglia i funerali

La montagna era il sogno di Alessandra  Domani mattina a Missaglia i funerali

Si svolgeranno domani mattina alle 10 nella basilica romana minore di Missaglia i funerali di Alessandra Casiraghi, 49 anni, morta mercoledì pomeriggio a Dolzago, travolta da un tir, mentre si stava allenando in bicicletta.

Nella serata di giovedì, il magistrato ha concesso alla famiglia l’organizzazione delle esequie. I famigliari sono quindi riusciti ad fissare l’addio per la giornata di oggi.

«Ho realizzato il sogno che avevo fin da quando ho iniziato ad andare in montagna da ragazza».

Erano parole piene di orgoglio e soddisfazione per quello che poco più di un mese fa aveva realizzato. E lo aveva raccontato a noi de La Provincia per le pagine della montagna che escono ogni lunedì. E proprio lunedì 18 settembre avevamo dedicato a lei l’articolo più importante, quello di apertura. Perché se lo meritava tutto Alessandra Casiraghi. Il suo amore per la montagna era di quelli viscerali, di quelli che ti scorrono nelle vene, di quelli a cui dedichi tutto il tuo tempo libero e gran parte della tua vita.

Alessandra il 23 agosto scorso aveva terminato la sua spedizione lunga 25 anni, aveva concluso la scalata di tutte le 82 cime sopra i 4000 metri delle Alpi diventando la quarta italiana a riuscirsi. Un’impresa di altissimo livello che aveva perseguito con ogni forza. «Io non sono nata con doti eccelse da scalatrice – spiegava – ma con la determinazione e la passione sono riuscita a realizzare questo mio sogno». Un sogno iniziato nel 1992 sul Gran Paradiso, il 4000 metri più facile, e terminato l’agosto scorso sull’Aiguilles du Diable nel massiccio del Monte Bianco. La forza di volontà è stata la colonna portante su cui ha costruito la sua carriera alpinistica la Casiraghi, una carriera di sacrifici, di gioie, di cadute e ripartenze eccezionali.

Lo scorso anno, proprio a settembre, aveva rotto il bacino cadendo dalla bici in allenamento sul Monte Barro e la sua ripresa ebbe dell’incredibile: «I medici mi dissero che per un anno mi dovevo scordare la montagna – rideva mentre lo raccontava – dopo quattro mesi ero già in cima al Grignone».n 
Anna Masciadri

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