«La minaccia dei robot?   Il lavoro sarà più qualificato»
Pietro Ichino, giuslavorista

«La minaccia dei robot?

Il lavoro sarà più qualificato»

Il dibattito: il giuslavorista Pietro Ichino e Francesco Paoletti si sono confrontati sul futuro dell’occupazione

Anche se i robot sostituiranno l’uomo nello svolgimento di lavori qualificati, non bisogna preoccuparsi perché, anzitutto, tale sostituzione avverrà in maniera graduale e, inoltre, poco alla volta, gli uomini troveranno altri lavori da svolgere. Al più, ma questo è compito della politica, oltre che del mondo del lavoro, occorre attrezzarsi per gestire le fasi di transizione, che possono essere traumatiche.

È caratterizzato da un cauto ottimismo il messaggio che esce dalla conferenza sul futuro del lavoro, proposta dal Pd meratese, che ha visto seduti al tavolo dei relatori nell’auditorium di Palazzo Tettamanti, Pietro Ichino e Francesco Paoletti. «Non è vero, come sosteneva l’economista Jeremy Rifkin - ha esordito Ichino - che il lavoro finirà a causa del progresso tecnologico. Ce lo insegna la storia. Un secolo fa c’erano lavandaie, tessitori, contadini. Si sono messi a fare altro. Il problema, quindi, è garantire, a chi oggi svolge lavori che non ci saranno più, informazioni e sicurezza economica nel periodo di transizione».

Poco alla volta, le cose si sistemeranno. È quanto sostiene John Maynard Keynes, che parla di «disallineamento temporaneo». Ichino ha fatto quindi esempi esplicativi. Come quello dal mega chirurgo, il cui lavoro sarà svolta da robot. Non perderà lavoro. Anzi, avrà la coda per insegnare a chirurghi medi ad operare e operazioni molto complesse si diffonderanno sul territorio.

La transizione da un periodo all’altro risulta quindi fondamentale. «E in questo periodo bisogna investire in servizi di orientamento, con politiche attive e non solo sistemi passivi».

Ichino ha inoltre raccontato come oggi ci sia fame di profili professionali che mancano. Confartigianato ha appena caricato sul proprio sito la lista dei primi 280 profili di persone che non si trovano. Tra i tanti, sarto, elettricista, antennista, falegname, idraulico, fabbro.

Paoletti ha invece incentrato il suo intervento sul nostro paese. Sottolineando, anzitutto, come in Italia il saldo sui pagamenti sia positivo (+ 50 miliardi). E che quindi siamo un paese che esporta. Quanto poi ai progressi tecnologici e alla scomparsa del lavoro, Paoletti ha chiarito come gli effetti non si registreranno in pochi anni ma in decenni. «Oggi la tecnologia potrebbe automatizzare il 45% delle attività ma in via teorica. L’applicazione deve tenere infatti conto di molti altri fattori».

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