Industria in frenata  Cala la produzione

Industria in frenata

Cala la produzione

I dati Confindustria sul secondo semestre 2016, la contrazione si è registrata dopo sei mesi di crescita

L’industria lecchese ha chiuso il 2016 con il freno a mano tirato: qualcosa si è mosso, ma nel complesso si è registrato un rallentamento che, seppure lieve, ha contrastato i buoni dati del primo semestre, quando erano stati registrati incrementi superiori al 4%.

A evidenziarlo sono i dati dell’Osservatorio congiunturale, l’indagine di Confindustria Lecco e Sondrio e Unindustria Como, dal quale emerge, in uno scenario eterogeneo e variegato, una contrazione di due punti per ciascuno degli indicatori associati a domanda (-2,4%), attività produttiva (-1,7%) e fatturato (-1,9%), nel raffronto con i primi sei mesi 2016. In chiave tendenziale, invece, il confronto con il secondo semestre 2015 si chiude sostanzialmente in pari, con una flessione di 0,5 punti per i tre indicatori.

Rallenta anche l’utilizzo degli impianti, attestatosi al 65,4% della capacità produttiva, mentre a metà anno il dato rilevato era sensibilmente più alto, pari al 71,1%. In questo quadro, si rileva in aggiunta il peso (4%) della produzione realizzata esternamente da subfornitori prevalentemente italiani.

Uno degli elementi emblematici dell’indagine è quello legato alla tendenza all’internazionalizzazione, con oltre un terzo del fatturato (38,5%) realizzato grazie ai rapporti allacciati sui mercati esteri. In particolare, terreno privilegiato di business è l’Europa occidentale, dove si concentra un quinto (20.2%) del fatturato totale delle imprese del campione. Molto più distanti, seppure importanti nella composizione del mosaico complessivo, i Brics (2,9%), gli Stati Uniti (2,5%) e l’Est Europa (2,3%).

A poter perseguire in modo più determinato la propria vocazione all’estero sono prevalentemente le aziende più strutturate: quelle con oltre 50 addetti, infatti, risultano maggiormente performanti nell’export, con una quota di oltre il 55% del totale. Le imprese più piccole, invece, si devono accontentare di una quota pari circa alla metà (28%).

Entrando invece nel dettaglio merceologico, emerge nel triangolo Lecco-Sondrio-Como chi esporta di più sul totale settoriale prodotto sono le aziende tessili (43%) e metalmeccaniche (38%).

L’Osservatorio congiunturale ha analizzato anche le dinamiche relative all’approvvigionamento delle materie prime, che non registrano particolari anomalie: le variazioni dei costi di acquisto risultano contenute, ma la loro incidenza media sul totale dei costi aziendali risulta pari a 34,1%, tendenzialmente in linea con il dato della prima metà del 2016.

Stazionario anche il rapporto con le banche, nell’ambito del quale solo il 15% del campione ha rilevato modifiche (il 10% in peggioramento mentre il 5% con un miglioramento delle condizioni).

Più disposti a concedere credito risultano però gli istituti (19,6% favorevole contro il 5,1% contrario).

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