«Industria 4.0 difficile   per le piccole aziende»
Una riunione che la Cna ha organizzato nella nuova sede al Palataurus sui tempi dell’internazionalizzazione

«Industria 4.0 difficile

per le piccole aziende»

L’imprenditore Matteo Zoia: «Non è così semplice applicare l’innovazione prevista dal programma. In Zeta stampi cresciamo grazie al continuo aggiornamento degli impianti, così diamo risposte alla clientela»

«Non so se le piccole e medie imprese siano pronte all’innovazione digitale prevista dal programma Industria 4.0. Attuare quel tipo di innovazione non è così semplice». Ad affermarlo è un imprenditore tutt’altro che refrattario all’innovazione.

Matteo Zoia guida insieme ai fratelli Marco e Michele l’azienda di famiglia, la “Zeta Stampi” di Viganò, fondata nel 1996 dal loro padre Giampietro per la costruzione di stampi per la plastica. Subito partono gli investimenti per ampliare la produzione e i mercati. Nel 1999 l’attività, oggi mandata avanti con 20 dipendenti, si è estesa allo stampaggio di materie plastiche, fino alla svolta per un servizio più che completo al cliente, con l’assemblaggio di sottoinsiemi, piccoli gruppi a composizione di pezzi, verniciatura, personalizzazione «e tanta flessibilità - afferma l’imprenditore - nel servizio ai clienti inteso come qualità e rapidità di risposta».

I risultati sui fatturati «sono in crescita progressiva, con questo primo semestre 2017 che registra un +10% rispetto allo stesso semestre dell’anno scorso».

«Per riuscirci - sottolinea Zoia - è servita tanta innovazione e ricambio continuo di mezzi, con l’inserimento di software molto costosi e macchine utensili. In officina la nostra macchina più datata non supera i due anni e nel nostro settore siamo fra le imprese più avanzate. Ma ad oggi non siamo pronti sui requisiti che la normativa prevede per i benefici del programma Industria 4.0. E a dire il vero non sono certo che valga la pena adeguarsi, soprattutto se lo sforzo è mirato più al beneficio fiscale che non a quello produttivo».

In azienda Zoia è responsabile commerciale, mentre i suoi due fratelli sono a capo dello stampaggio (Marco) e dell’officina (Michele), col loro padre, che comunque ha completato il passaggio generazionale, «a fare da supervisore senior». E proprio sul beneficio produttivo l’azienda, iscritta fra gli artigiani della Cna, si è sempre focalizzata.

«Negli anni per noi investire ha significato realizzare un’officina avanzata per gli stampi e allestire da zero un nuovo reparto per lo stampaggio. Una volta raggiunto l’equilibrio fra le due cose, due anni fa abbiamo realizzato il nostro investimento più grande, il nuovo stabilimento su un’area di 6.000 metri quadrati di cui 2.600 coperti». .

Nell’innovazione è entrata anche l’espansione diretta all’estero in Francia, Svizzera, Germania e Russia. In tutto una quota che ora è al 20%, mentre il restante 80% è venduto a clienti italiani comunque esportatori. I settori di vendita «sono molteplici, per una diversificazione voluta. Quando con un cliente raggiungiamo un certo quorum di ordini anziché accettare, come a volte ci siamo sentiti proporre, di aumentare i volumi degli ordini abbiamo preferito fermarci e guardare altrove».

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