I commercialisti  scendono in piazza
Il presidente dei Commercialisti Antonio Rocca analizza le ragioni dello sciopero nazionale

I commercialisti

scendono in piazza

Adesioni anche da Lecco: braccia incrociate a febbraio, la protesta contro le nuove incombenze fiscali. Il presidente Rocca: «Malessere diffuso»

«Scioperare non rientra nelle nostre corde, tuttavia sullo sciopero di fine febbraio stimiamo una buona adesione da parte dei nostri iscritti - afferma il presidente dell’Ordine dei commercialisti di Lecco, Antonio Rocca -. Sullo sciopero sto ricevendo numerosi attestati di solidarietà da parte di imprenditori locali esasperati per le incombenze fiscali, cresciute con la nuova legge di Bilancio».

L’Ordine provinciale appoggia la decisione del Consiglio nazionale di categoria nel sostenere le ragioni del primo sciopero indetto da 7 sigle sindacali, e una nota sindacale conferma che dal 27 febbraio al 6 marzo i commercialisti protesteranno contro le ultime disposizioni di legge che dal decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio fino alle innovazioni introdotte dalla manovra per il 2017 mettono un nuovo carico di incombenze fiscali sulle imprese e sul lavoro degli studi professionali.

Fra i nuovi adempimenti, che sconfessano qualsiasi promessa di semplificazione, c’è la nuova frequenza nel corso dell’anno di dichiarazioni Iva e spesometro.

Per le aziende a contabilità semplificata per il 2017 c’è inoltre la tassazione per cassa, che obbliga a dedurre per intero le rimanenze a fine 2016 senza tuttavia concedere di riportare in avanti l’eventuale perdita. La misura riguarda le principali voci attive e passive di bilancio quali vendite di beni e servizi e acquisti, mentre per tutto il resto continua ad essere valida la tassazione per competenza temporale, cioè quella riferita a costi o ricavi avvenuti in una determinata annualità. Ne esce un sistema misto che complica il lavoro.

Fra le novità c’è anche la gestione dell’adesione volontaria delle imprese all’Iri (la nuova imposta sul reddito d’impresa) con tassazione del reddito al 24%, la riapertura della voluntary disclosure lper l’emersione dei capitali non dichiarati detenuti all’estero, la rottamazione delle cartelle esattoriali e un ampliamento della possibilità per i contribuenti di inviare denunce redditi integrative.

Infine, l’adeguamento alle nuove regole sui bilanci che comunque rendono più complessi i calcoli delle imposte fra cui Irap e Ires, anche se in proposito è atteso in questi giorni un emendamento al decreto “milleproroghe”, all’esame in Senato, o al decreto per il Mezzogiorno ora alla Camera.

«C’è un malessere diffuso e giustificato, anche fra i nostri clienti - aggiunge Rocca - per oneri in buona parte inutili che ricadono su tutti e che, per quanto ci riguarda, ci obbliga ad adempiere a compiti che l’amministrazione statale non sa svolgere e ciò senza effettivo riconoscimento dello Stato per il lavoro che svolgiamo. Sono stati messi in campo pesanti obblighi fiscali decisi senza valutare l’impatto pratico, se il Governo ci avesse consultati prima di redigere la legge di Bilancio certi errori si sarebbero evitati. A fronte delle numerose comunicazioni Iva infrannuali è stata abolita la comunicazione annuale che scade il 28 febbraio, ma è stata invece lasciata la ben più impegnativa denuncia annuale Iva con data anticipata comunque al 28 febbraio. Ed è il giorno in cui iniziamo lo sciopero».

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