«Gli inizi in garage   Oggi siamo in tutti i mercati»
Un momento dell’incontro che ha fatto da cornice all’inaugurazione della fabbrica della Technoprobe

«Gli inizi in garage

Oggi siamo in tutti i mercati»

Eccellenze: nata 25 anni fa dalla passione di Giuseppe Crippa la Technoprobe ha 600 dipendenti. È un leader mondiale nei dispositivi di controllo

C’era un garage. Oggi c’è una fabbrica nuova di zecca da seimila metri quadri. C’era Giuseppe Crippa che con il microscopio e le pinzette aggiustava i transistor. Oggi ci sono seicento dipendenti e linee che producono probe card (dispositivi di controllo dei microchip) venduti a tutti i colossi dell'elettronica, per un fatturato di 130 milioni (più del 90% all’export).

Tra il c’era e il c’è sono passati 25 anni, dai transitor si è passati ai microchip, dai telefonini agli smartphone (pieni di microchip).

La cavalcata è quella della Technoprobe, impresa di Cernusco Lombardone che ha inaugurato la fabbrica 4.0, con un investimento di 30milioni di euro. Dal garage al mondo. Sembra una storia della Silicon Valley con Giuseppe Crippa nel ruolo di attempato nerd che, nel garage di casa, si inventa la multinazionale dell’elettronica. Invece, tutto è successo in Brianza. A Cernusco che il sindaco Giovanna De Capitani ha definito «una piccola Silicon Valley». Nota Marco Fortis (vice presidente della fondazione Edison), che ha partecipato all’inaugurazione dell’unità produttiva: «Technoprobe conferma la vitalità dell’imprenditoria italiana. In questi anni, si è parlato tanto delle imprese che hanno chiuso, ma ci sono anche realtà come questa che sono cresciute fino ad occupare ruoli da leader nei mercati mondiali e in un settore, come è l’elettronica, ad altissimo contenuto tecnologico. Qui ci sono la passione per il prodotto e le competenze per realizzarlo».

Un’azienda come Technoprobe è una calamita di talenti. Nell’ultimo anno ci sono state cento assunzioni (a Cernusco lavorano trecento persone), tanti gli ingegneri che sono usciti dal Politecnico di Lecco e di Milano, ma anche da altre università italiane. Senza contare gli stranieri, un gruppo arriva dalla Nokia, l’azienda finlandese dei telefonini che è tramontata con l’arrivo degli smartphone, quasi un monito per le aziende dell’elettronica come ha ricordato Maria Rosa, moglie di Giuseppe Crippa e co-protagonista di questa storia: «Dal garage siamo arrivati a questa fabbrica, ma non dobbiamo mai perdere l’umilità e lo spirito che ci ha guidato in questi venticinque anni, perché nel nostro settore, più che in altri, non si è mai arrivati. E guai a chi si ferma anche solo un attimo».

Domanda delle domande: venticinque anni fa come mai Giuseppe Crippa che non era giovanissimo (si avvicinava ai 60, oggi di anni ne ha 82) si è messo a trafficare con l’elettronica: «Lavoravo in produzione alla St di Vimercate. E ogni tanto mi portavo a casa qualche scheda elettronica da riparare. Non avevo niente, dovevo inventarmi anche gli attrezzi per lavorare. Quando sono andato in pensione assieme ad un amico abbiamo provato a strutturare l’attività di riparazione. Dopo un po’ ho rilevato le quote del mio amico e sono andato avanti con mia moglie. Poi è arrivato mio figlio Cristiano e ci siamo messi a lavorare sui micro processori. La nostra fortuna è che in questi anni l’elettronica è diventata sempre più importante e pervasiva in tutte le attività».

Certo, la fortuna serve ma va aiutata. E come ha scandito Roberto Crippa (figlio di Giuseppe e vice presidente esecutivo): «Bisogna innovare, innovare, innovare. Le tecnologie cambiano in modo così veloce che i prodotti rischiano di diventare subito obsoleti. Per mantenere il primato innovativo - aggiunge Roberto Crippa - i nostri investimenti strategici si concentrano su ricerca e sviluppo, senza mai fermarci. Se vogliamo continuare ad essere competitivi in un settore contraddistinto da bassi volumi ed una grande complessità dei prodotti e del processo produttivo, e confrontarci con alcune fra le imprese più innovative al mondo, questa è l’unica strada possibile». Innovare, innovare, innovare. Technoprobe lo fa a colpi di quasi due brevetti al mese, anche se poi - come ammonisce Giuseppe Crippa - «non sempre si riesce a far rispettare la tutela del brevetto, specie quando si ha a che fare con dei colossi dell’elettronica».

Giuseppe, Maria Rosa, Cristiano, Roberto, Stefano Felici (che è il nipote di Giuseppe): la Technoprobe a dispetto della presenza in tre continenti (ha sedi in Francia, Singapore, Corea, Filippine, Taiwan e Stati Uniti) resta un’impresa a forte impronta familiare che però è aperta al mondo, al confronto con le migliore culture tecnologiche e manageriali. Giuseppe è lì: dal garage alla fabbrica 4.0. È il presidente della Technoprobe («Ma - si schermisce - è una carica solo onorifica).

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