«Puntiamo a rafforzare l’azienda»
La Fiocchi Munizioni compie 141 anni: si tratta per cedere la maggioranza al fondo di Montezemolo

«Puntiamo a rafforzare l’azienda»

FiocchiSi tratta per cedere la maggioranza delle azioni:«Ma la famiglia manterrebbe una quota consistente»
Il presidente: «Proprietà frammentata, si va verso la quinta generazione: con il Fondo si superano gli ostacoli»

«Non c’è ancora nulla di definitivo, c’è una trattativa in corso e comunque non è affatto vero che Fiocchi Munizioni cederà il totale delle quote. Inoltre a operazione conclusa la continuità industriale sul territorio e l’occupazione restano garantite».

Così ieri mattina Stefano Fiocchi, presidente dell’azienda, ha commentato l’operazione in corso fra la holding “Giulio Fiocchi” e “Charme Capital Fund, fondo italiano a matrice d’investimento fortemente industriale fondato nel 2003 da Luca e Matteo di Montezemolo.

Golden power

Ciò a fronte del fatto che, come si legge nel verbale dell’ultimo Consiglio dei ministri, il Governo ha rinunciato ad esercitare il “golden power” (i poteri speciali dello Stato sugli assetti societari di aziende attive in settori strategici e di interesse nazionale) lasciando via libera alla trattativa privata.

Stefano Fiocchi dice che l’esito «positivo o negativo» si conoscerà verso fine anno e spiega il senso di un’operazione che se andrà in porto vedrà l’assegnazione di una quota consistente ma di minoranza agli attuali 47 soci, tutti della famiglia.

L’azienda con 670 dipendenti e un fatturato 2017 che si avvia ai 133 milioni di euro è oggi giunta alla quinta generazione e al suo 141° compleanno.

«Abbiamo progetti di acquisizioni, ampliamenti ed espansione commerciale. Stiamo realizzando un nuovo capannone – spiega Fiocchi - e nuovi pesanti investimenti produttivi in macchinari, in un piano industriale di sviluppo che va avanti nonostante nel 2017 il mercato Usa, che assorbe il 40% del nostro export, abbia perso il 20%. L’operazione avviata con il Fondo ci accompagnerà verso uno sviluppo più grande. Non è in atto – aggiunge – una cessione totale, bensì parziale. Anche se la nostra azienda non ricade strettamente sotto i vincoli del golden power, noi per senso etico abbiamo segnalato l’operazione al Governo che nell’ultimo verbale di Consiglio dei ministri ha indicato la sua rinuncia facendo riferimento all’operazione di acquisizione della “totalità” delle azioni di Fiocchi Munizioni, ma il termine usato è solo dovuto al fatto che la technicality finanziaria della cessione di quote prevede prima la cessione totale e poi il rientro. In definitiva, si ipotizza un assetto finale in cui la nuova proprietà sarà al 40% della holding Giulio Fiocchi e al 60% del Fondo ma con forti patti parasociali di garanzia per cui interventi straordinari non saranno possibili senza assenso della famiglia».

L’imprenditore spiega che non c’è alcun fulmine a ciel sereno, parla di una «trattativa che va avanti da qualche mese, con l’idea di accompagnare il Gruppo Fiocchi verso una possibile quotazione in Borsa o, comunque, verso un’espansione futura».

Quarantasette soci

«Il vero problema nasce dal fatto che la proprietà è frammentata in 47 soci, senza un nucleo di maggioranza. Guardando al futuro sui prossimi 10 anni – aggiunge indicando la giovane cugina Beatrice presente all’intervista e impegnata nel commerciale – a partire dall’attuale quinta generazione non è inverosimile pensare che gli azionisti saranno un centinaio, con un rischio fortissimo di governabilità aziendale anche se fino ad oggi, e soprattutto in questi ultimi anni in cui le cose vanno bene, siamo andati d’accordo. L’operazione vuole dare ulteriore solidità all’azienda e non nascondo che se per la crescita ora chiedessi di aumentare il capitale non so quanti sarebbero disposti a farlo. Con il Fondo superiamo anche questi ostacoli».

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