Daverio, una pop star dell’arte  «Sbagliato catalogare la storia»
Gaetana Santini, presidente del Fai Lecco, presenta Philippe Daverio

Daverio, una pop star dell’arte

«Sbagliato catalogare la storia»

Un successo annunciato l’incontro con il critico e personaggio tv

Lettura controcorrente degli stili artistici, con numerosi riferimenti all’oggi

Tutti i 350 posti a sedere occupati e molta gente in piedi: così l’altra sera l’auditorium della Casa dell’economia ha accolto il critico d’arte Philippe Daverio invitato dal Fai di Lecco a parlare del “tempo delle cattedrali”, primo dei tre incontri sul tema. Un successo annunciato, visto il personaggio. E la riprova di come fare cultura a Lecco non sia assolutamente tempo sprecato quando le iniziative sono di alto livello come questa.

Excursus ricco di aneddoti

Ma veniamo alla serata, in cui Daverio - presentato da Gaetana Santini, presidente della delegazione lecchese del Fondo ambiente italiano - s’è preso letteralmente tutta la scena (e tanti applausi), da vera pop star dell’arte. Cattedrali? Sì, ma non solo. Da vulcano di cultura e di scienza qual è non si poteva pretendere da lui una lezioncina di maniera, quanto un affascinante excursus ricchissimo di aneddoti, date, personaggi e stili che hanno fatto la storia dell’Europa.

C’è un po’ da perdere la testa, quando Daverio parla: sa affascinare anche quando parla dei normanni, perché la sua storia delle cattedrali è tutta un intreccio di popolazioni che hanno dominato l’Italia e l’Europa e di stili architettonici che si sono susseguiti nei secoli e che il diciannovesimo secolo ha in un certo senso banalizzato. Valga il concetto base del suo intervento: «Tutti siamo andati a scuola dove ci hanno insegnato che prima c’era il romanico, poi il gotico e poi ancora il cosiddetto rinascimento in cui ha prevalso la voglia di rifare gli antichi. Ma sono parametri obsoleti, frutto di un’eredità bizzarra. Catalogare la storia è un errore. Lo stesso rinascimento, cos’è? Una forzatura. E vorrei che vuoi tornaste a casa almeno con l’idea che si possa sconvolgere questo parametro scolastico».

Rompere gli schemi restando rigoroso alla storia, insomma: questa la missione culturale di Daverio. Una tesi portata avanti per arrivare anche a parlare dell’Europa fondata su stili architettonici molto diversi tra loro e, sul finale, anche per lasciarsi andare a qualche confessione più privata legata all’attualità, come quando Daverio ha spiegato di essere un sostenitore dell’indipendenza della Catalogna, convinto com’è della forza dell’Europa delle regioni e non delle nazioni.

Schiacciata tra due giganti

Quanto all’Italia, «il rischio è che finisca ancora una volta messa da parte dall’alleanza tra Macron e la Merkel».

Ma di tutto questo Daverio parlerà nel libro che proprio l’altra sera, prima di venire a Lecco, ha detto di avere finito di scrivere.

“Finalmente ho capito l’Italia”, così si intitolerà la nuova proposta di Daverio, ha ripetuto a incontro concluso quando, finalmente con il suo bicchiere di adorato gin tonic in mano, s’è intrattenuto a lungo per saluti e autografi. C’è da aspettarsi ancora scenari inesplorati da questo personaggio che dell’andare controcorrente ha fatto un’arte.

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