Croce crollata o sradicata?  I dubbi, tristi, rimangono
La croce della Grigentta è stata rimessa in “piedi”. (Foto by Foto dal profilo Facebook di Filippo Boscagli)

Croce crollata o sradicata?

I dubbi, tristi, rimangono

È battaglia di opinioni tra alpinisti soprattutto sui social network - La montagna diventa terreno di scontro come sulle bandierine del Nepal

«La croce è crollata a causa del vento». «No, la croce è stata sradicata». Da tre giorni stiamo assistendo a uno spettacolo brutto: in montagna, sui media e sui social network. E i dubbi su questa vicenda rimango tanti.

Qualche giorno fa in cima alla Grignetta è stata trovata a terra la croce e la Madonnina con la testa staccata. La prima reazione è stato pensare al vento forte che ha soffiato nel weekend scorso, e forse si era anche nel giusto: la Madonna si trovava all’interno della croce e la caduta l’avrebbe spezzata, soprattutto nella sua parte più esigua e meno compatta, ovvero la testa. E quella croce proprio una giovincella non è avendo 90 anni.

Ma poi sono state avanzate altre ipotesi da chi si è recato sul luogo. Secondo alcuni la croce caduta è il risultato dell’azione di qualcuno che ha voluto mandare un messaggio alla controparte con un atto provocatorio.

Se fosse così bisognerebbe spiegare il motivo per cui si è arrivati a questo bassissimo punto a chi non va in montagna ed è basito nel leggere certe notizie.

Una guerra fredda

Da un paio d’anni in Italia serpeggia una guerra fredda tra quelli che vanno per monti. Storicamente gli italiani hanno voluto mettere una croce in cima alle montagne che salivano. Nell’aprile 2015 in Nepal, terra himalayana con vette da 8 mila metri che molti dei nostri alpinisti più forti hanno salito, avviene quel terribile terremoto che uccide migliaia di persone e mette in ginocchio questo piccolo angolo di paradiso a cui molti scalatori e escursionisti italiani sono legati perché lì hanno raggiunto il sogno di una vita o vissuto giorni indimenticabili.

Così per solidarietà alcuni alpinisti e escursionisti italiani hanno iniziato a mettere in cima alle nostre montagne, in prossimità delle croci o sulle croci stesse, bandierine di preghiera nepalesi, quelle colorate che si trovano anche in molti dei nostri rifugi. E in molti non hanno gradito questa iniziativa perché sostengono che non c’entrano niente con la nostra cultura, sono brutte, si rovinano e danno fastidio. Si arriva, se così fosse vero, al triste epilogo dell’altro giorno con atti vandalici e sradicamenti che alcuni dicono essere stati fatti da chi sostiene “le bandierine” di tibetani o nepalesi.

La montagna è solidarietà

Chi ama la montagna e la frequenta sa che lassù è il luogo di solidarietà per eccellenza. Dove ci si aiuta sempre in caso di difficoltà e nessuno si chiede da dove provenga l’altro, chi sia e soprattutto quale credo professi. La montagna è libertà e nessuno deve pensare che quella cima o quella parete sia sua, non esiste proprietà, soprattutto di religione.

La tolleranza, l’amicizia, le cordate nate in parete per aiutarsi si stanno sciogliendo come neve al sole? Noi vogliamo credere e sperare di no. Perché proprio non ce li vediamo due o tre uomini che salgono in Grignetta per sradicare una croce e decapitare una Madonna.

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