Acciaio: si accende   la battaglia dei dazi
Sull’acciaio è in corso una battaglia protezionistica tra stati e continenti, l’Europa rischia di fare la fine del vaso di coccio tra vasi di ferro

Acciaio: si accende

la battaglia dei dazi

Timori per le decisioni che potrà assumere il presidente Trump a difesa dei produttori statunitensi, Antonio Bartesaghi (Confindustria): «Annunci che destano qualche timore, poi bisogna vedere se avranno seguito»

Gli imprenditori lecchesi della trasformazione dell’acciaio guardano ai nuovi annunci di protezionismo di Donald Trump e si chiedono quanto l’innalzamento di barriere commerciali da parte Usa penalizzeranno il loro business.

Rappresentanze nazionali del settore e imprenditori lecchesi ne hanno discusso nell’incontro su “Geografia e mercato dell’acciaio” organizzato da Siderweb nell’ambito degli “Stati generali dell’acciaio”.

Ad allarmare le imprese della filiera siderurgica è quel “buy American” che prelude a una campagna di dazi, visti dagli imprenditori di settore in modo diverso. Da una parte i produttori riconfermano una posizione favorevole a dazi messi a protezione della concorrenza sleale. Misure «opportune», secondo i proprietari di acciaierie, per salvaguardare la produzione interna ma insufficienti alla protezione dei mercati, per la quale invece chiedono «un miglioramento del sistema regolatorio nazionale ed europeo». Più critica la posizione di distributori e trasformatori di acciaio, preoccupati per la regionalizzazione e la crescente protezione dei mercati, la quale «non contribuisce - si legge in una nota a resoconto dell’incontro - allo sviluppo dei mercati e alla distribuzione della ricchezza». Su quanto la chiusura del mercato americano condizionerebbe i prezzi nel settore Antonio Bartesaghi, presidente del gruppo metalmeccanico in Confindustria Lecco, ci dice che «gli obiettivi di Trump devono comunque essere in linea con le regole del Wto, e sul fatto che nella realtà il presidente Usa possa fare ciò che dice sarei un po’ cauto. Sentir parlare di misure protezionistiche non è positivo, ma le affermazioni in sé tuttavia non aprono alla possibilità di realizzarle».

L’imprenditore sottolinea che il protezionismo condiziona il mercato: «Se da un lato potrebbe risultare più difficile per i produttori europei esportare in Usa, ciò che non si venderebbe più in America resterebbe a disposizione del mercato europeo condizionando i prezzi in modo, mi auguro, non eccessivo».

E sui dazi: «Se il dazio deve bilanciare la concorrenza sleale lo si può comprendere. Nella concezione di Trump, invece, è una misura non moderna, che non produce miglioramenti di sistema, nemmeno all’interno degli Usa. Sappiamo bene che dove ci sono aperture nei mercati, senza sovvenzioni o blocchi, i mercati tendono a equilibrarsi». Su quanto sia alto il rischio che maggiori dazi causino difficoltà di reperimento della materia prima, Bartesaghi afferma che «la previsione è difficile, dipende da meccanismi complessi. Comunque un mercato che impone dazi e che blocca lo spostamento di export finisce col lasciare la produzione bloccata nei Paesi in cui i manufatti vengono realizzati, quindi in buona parte in Europa».

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