«Abbiamo resistito al peggio  Ora passiamo all’incasso»
Lecco - L’industria punta a consolidare la ripresa (Foto by Cardini)

«Abbiamo resistito al peggio

Ora passiamo all’incasso»

Il sindaco Brivio saluta il +9% dell’export lecchese

«Il talento di sapere lavorare bene alla fine paga»

«Finita la sbornia dei prezzi bassi e del predominio della quantità sulla qualità, nonostante il grande sacrificio di imprese che sul campo hanno perso la guerra, chi ha resistito - e il tessuto industriale lecchese è ancora e sempre formidabile - ora passa all’incasso. Perché il sapere fare impresa, quel talento tutto lecchese nel fare le cose per bene, quella passione che si riversa nel proprio prodotto, perfezionato e curato nei minimi dettagli, al di là delle bieche convenienze economiche, delle facili scappatoie che però poi mostrano la corda, delle delocalizzazione, alla fine hanno pagato».

Il sindaco di Lecco Virginio Brivio dice che sostanzialmente ha vinto ancora quell’atavico senso dei lecchesi per l’industria che sballottata nei marosi di una crisi devastante e senza precedenti, nonostante molti smarrimenti e tante dolorose perdite, alla fine ha tenuto, fedele a stesso e ai propri princìpi, e ha avuto la meglio.

Quel dato esaltante dell’export in vertiginoso aumento, documentato da “Monitor dei distretti” di Banca Intesa San Paolo, del resto non lascia spazio a dubbi o timori di facili entusiasmi: non è un fuoco paglia il brillante risultato di un più 9% di esportazioni, soprattutto nel mercato europeo, nel trimestre aprile-giugno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Rinforzato poi dal dato sul più lungo periodo che segna un più 12% nel primo semestre di quest’anno.

E il fatto che l’industria lecchese abbia fatto meglio di quella lombarda nel suo complesso ci riconferma su quella speciale capacità tutta nostrana e nota nel mondo di fare impresa.

«È vero che l’export non è mai stato tra gli indicatori negativi nel bollettino di guerra della crisi, grazie a tante imprese come la Fiocchi e la Omet per citarne due, che non hanno mai perso terreno sui mercati stranieri. Ma questo balzo in avanti è un chiaro segnale di rinascita più generale, anticipato anche dai rapporti della Camera di Commercio e Confindustria», sostiene Brivio che sulle motivazioni di questo successo cita «certamente la maggior stabilità governativa: ha giovato al contesto generale, con iniziative utili di finanziamenti e agevolazioni messe in campo dal Governo e anche dalla Regione».

Ma che cosa ha fatto la differenza qui? «Alcune specificità determinanti. Penso agli sportelli per favorire l’internazionalizzazione istituiti dalle associazioni di categoria e dallo stesso ente camerale che hanno messo a disposizione conoscenze, informazioni e aiuti concreti per andare sui mercati esteri. Penso poi a quella grandissima risorsa del Politecnico che ha un ruolo magari non così visibile ma che sottotraccia fornisce un supporto vigoroso creando inoltre un contesto in cui diventa più facile e spontaneo far fermentare le idee e tradurle nella pratica. Ci vogliono due o tre anni di ricerche per perfezionare prodotti che poi finiscono sui mercati. Una collaborazione preziosa tra ricerca e impresa che abbiamo misurato nell’incontro proficuo del 2 ottobre».

Ma l’amministrazione comunale può e deve avere qualche ruolo nel rendere favorevole il contesto locale in cui operano le aziende? «Naturalmente sì - riconosce il sindaco - A partire dai vincoli burocratici da allentare, dalle risposte più veloci da fornire. Penso poi che sia importante avere una visione delle aree industriali strategiche. Abbiamo uno strumento, il piano di governo del territorio, che prevede la possibilità di ampliamenti nelle aree. Certo, c’è la questione dei costi che fa da freno. Uno dei problemi è la bonifica, un onere così pesante che spesso scoraggia, per questo stiamo ragionando sulla possibilità di finanziamenti, anche favorendo l’accesso a quelli europei. Penso comunque sia necessario affrontare in modo più organico il nodo della ricollocazione delle imprese nelle aree cittadine a volte abbandonate da decenni che certo non ci mancano. Sembra più facile trovare soluzioni altrove che recuperare l’esistente, ma aprendo un dialogo con il mondo associativo in una dimensione più collettiva, invece di lasciare ai singoli operatori la gestione del problema può sbloccare molte impasse».

E poi ci vuole anche l’ottimismo di trasmettere un’immagine positiva e non sempre critica, sottolinea Brivio: «Una maggiore consapevolezza di noi stessi e del nostro territorio che de resto sa essere sempre più attrattivo come dimostrano i dati del turismo, tra i quali quello d’affari vola. Stimolando il circolo virtuoso perché un territorio bello dove si vive bene richiama sempre più turisti e imprese».

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