Mercoledì 17 settembre 2014

Altro che “fratello di”

Il talento di Grechi a Lecco

1Luigi Grechi 2Il cantautore con il celebre fratello Francesco De Gregori3Ancora Grechi alla chitarra
(Foto by Foto Calmunerifoto Lucia Carenin)

Questa sera a Lofficina della Musica, a Maggianico, alle 21.30 si svolgerà il concerto di Luigi Grechi. Un appuntamento per palati fini, visto che si tratta di un folk singer di grande spessore.

Fratello di Francesco De Gregori, Luigi Grechi ha avuto una carriera personalissima. A Lecco si potranno ascoltare i più grandi successi di Grechi, tra cui “Il bandito e il campione”, pezzo scritto da lui e portato al successo dal fratello Francesco.

Cosa ha significato per lei vincere, nel 1993, il Premio Tenco per quella canzone?

Fu una grande soddisfazione, peraltro del tutto inaspettata. In quel periodo non avevo dischi in circolazione, né concerti in corso. Fu una vera sorpresa, tanto che lo seppi dai miei genitori. Mi fecero i complimenti per il premio ma io non ne sapevo niente.

Come nacque il brano “Il bandito e il campione”?

Fu una canzone dalla gestazione lunghissima. Nacque dai racconti del mio amico Giancarlo Cabella, che mi narrò le leggende popolari che si tramandavano sull’amicizia tra il celebre ciclista Costante Girardengo e il bandito Sante Pollastri. Di storicamente accertato non c’era nulla ed anche per questo mi sono tenuto sulle generali. Ci ho pensato per dieci anni, poi l’ho scritta in dieci minuti.

Com’è stata la convivenza esistenziale e artistica con il celebre fratello?

Il nostro è sempre stato un buon rapporto cresciuto dentro la famiglia. Artisticamente abbiamo preso strade diverse anche se quella di Francesco è stata asfaltata, mentre la mia è stata molto più “sterrata”. Anche tra noi parliamo poco di musica. Francesco è uno che non porta il lavoro a casa, come me del resto. Parliamo di letteratura, di cinema e di politica, ma poco, perché ad entrambi ci fa venire il mal di stomaco.

Che importanza ha avuto il periodo romano del Folkstudio, negli anni sessanta?

Fu un periodo esaltante, difficile oggi da capire. Roma in quegli anni era un luogo aperto a tutto il mondo e al Folkstudio arrivavano artisti, musicisti e pittori da ogni parte del globo. Erano giovani che fuggivano dalle dittature di mezzo mondo e ragazzi americani renitenti alla leva, che si rifiutavano di andare in Vietnam. Il Folkstudio lo aveva aperto il pittore e musicista afroamericano Harold Bradley, poi, quando tornò negli Usa, lo gestì Giancarlo Cesaroni che lo trasformò nella culla del cantautorato italiano. Io dirigevo il Folkstudio giovani la domenica pomeriggio. Ricordo di aver fatto salire per la prima volta Francesco su un palco proprio in quel locale. E’ un particolare di cui vado fiero.

Che concerto sarà quello di questa sera a Maggianico?

Sarà solo con la mi chitarra; farò il folk singer insomma. Sarà una carrellata delle mie canzoni con qualche pezzo d’oltreoceano. Ma garantisco che saranno cose mai sentite.

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