Valmadrera, inchiesta rifiuti   «Si faccia chiarezza»
Una delle ultime manifestazioni contro il teleriscaldamento

Valmadrera, inchiesta rifiuti

«Si faccia chiarezza»

L’analisi di Qui Lecco Libera sull’indagine della Dda di Brescia sul traffico illecito dalla Campania - Il ruolo di Bonacina e delle sue imprese e i conferimenti a Silea: «I Comuni-soci pretendano subito trasparenza»

«Nelle carte dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Brescia e del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Milano su un presunto traffico illecito di rifiuti (ecoballe) tra la Campania e la Lombardia -venticinque indagati, tra cui l’imprenditore lecchese Paolo Bonacina - il forno inceneritore di Valmadrera occupa una posizione delicata. I Comuni soci di Silea pretendano subito chiarezza e trasparenza».

Non sarebbe così superficiale il coinvolgimento della società di Valmadrera nell’ambito dell’indagine che ha fatto emergere l’ingente smaltimento illecito nei forni inceneritori di mezza Lombardia di rifiuti provenienti dalla Campania e da Roma.

Lo affermano i militanti di Qui Lecco Libera che, in particolare, fanno riferimento, nel sostenerlo, alle ordinanze firmate a marzo e a giugno di quest’anno dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia, A lessandra Sabatucci.

«I protagonisti del presunto “commercio illegale di rifiuti” - dichiara Qll - avrebbero gestito “abusivamente” (come scrive il gip) “ingenti quantità di rifiuti speciali non pericolosi”, prodotti negli stabilimenti di tritovagliatura di Giugliano in Campania e Tufino, “non sottoponendoli alle previste attività di recupero”. Per abbattere i costi di smaltimento, Bonacina, le sue imprese (B&B Srl, BPS Srl su tutte) e soci ricorrevano secondo gli inquirenti a “fittizie operazioni di recupero”».

Tutti i particolari su “La Provincia di Lecco” in edicola lunedì 17 luglio

© RIPRODUZIONE RISERVATA