Trenta esuberi alla Bettini  «Si è aperto uno spiraglio»
La protesta dei dipendenti dopo l’annuncio degli esuberi alla Bettini srl

Trenta esuberi alla Bettini

«Si è aperto uno spiraglio»

La trattativa è stata lunga ma sembra aver sortito un effetto

Ferni (Cisl): «Richiesta la cassa integrazione straordinaria, l’azienda riflette»

La proprietà non ha eretto il muro, dinanzi ai sindacati: già in occasione del prossimo incontro si dovrebbe avere qualche risposta in più, ma uno spiraglio si è comunque aperto, anche se la strada da percorrere per evitare che i 30 esuberi finiscano in mezzo alla strada è ancora lunga.

Ieri la trattativa è stata particolarmente lunga, all’azienda Bettini spa di Monte Marenzo. I sindacalisti che hanno partecipato al confronto, iniziato alle 17, hanno infatti lasciato gli uffici dell’insediamento produttivo alla Levata solo verso le 20, dopo aver ottenuto dall’amministratore delegato Matteo Ferraris un minimo di apertura.

Del resto, lo stesso dirigente della storica azienda che produce componenti in ceramica per l’industria aveva dichiarato che la messa in mobilità di quasi metà dei 70 dipendenti rappresenta l’«unica dolorosa scelta possibile per continuare a lavorare con serietà». Una «decisione difficile per chi la vive quanto per chi l’ha assunta, ma è l’unica scelta possibile perché questa azienda viva e sia ancora segno di valore», ha aggiunto, rimarcando l’auspicio che «nel rispetto dei reciproci ruoli e delle persone coinvolte, si possa trovare un’intesa con le organizzazioni sindacali».

Concetti che ha ribadito ieri anche ai rappresentanti sindacali di chimici e metalmeccanici, i due settori nei quali opera l’azienda. A Massimo Ferni (Femca Cisl), Nicola Cesana (Filctem Cgil), Marco Oreggia (Fim Cisl) e Luigi Panzeri (Fiom Cgil), l’ad ha spiegato che «la decisione è maturata in quanto il fatturato non è sufficiente per il mantenimento degli attuali livelli occupazionali – ha riferito Ferni -. E nella necessità di dare vita a nuove partnership è per loro indispensabile definire la situazione di un’azienda il più in salute possibile».

In ogni caso, al di là delle motivazioni che hanno spinto la dirigenza a decidere 30 licenziamenti, il tavolo della discussione si è ufficialmente insediato, con i sindacati a presentare la loro proposta di accompagnamento con gli ammortizzatori sociali per il personale in esubero.

«Abbiamo avanzato la nostra ipotesi relativa ad un percorso che, attraverso il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, permetta ai trenta dipendenti di non trovarsi in mezzo a una strada il prossimo 13 settembre – ha aggiunto il rappresentante dei chimici Cisl -. L’azienda ha risposto che sta portando avanti una riflessione, concedendo un’apertura che si spera possa portare a costruire un percorso condiviso. Naturalmente non ci sono certezze, al momento, ma rispetto allo sciopero indetto a procedura già avviata oggi abbiamo aggiunto un importante tassello a questo delicato mosaico».

Le parti, dopo quasi tre ore di faccia a faccia serrato ma dai toni contenuti, si sono lasciate fissando già un nuovo appuntamento. Il prossimo incontro tra azienda e sindacati è in programma per lunedì prossimo, 17 luglio. «In quell’occasione – ha concluso Ferni – dovrebbero arrivare con qualche risposta».

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