Omicidio stradale:  «Va cambiato»
La scena dell’incidente in cui rimase gravemente ferito Matteo La Nasa: sarebbe morto mesi dopo

Omicidio stradale:

«Va cambiato»

Il dibattito Aumentano le omissioni di soccorso - Il presidente Aci: «Controproducente, come si temeva. Effetti più negativi che positivi della nuova legge: invece che fungere da deterrente, provoca più fughe»

Più effetti negativi che positivi: il reato di omicidio stradale, introdotto da una manciata di mesi, secondo l’Aci è da rivedere profondamente. Nel secondo trimestre di quest’anno, infatti, i pirati sono aumentati del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

La nuova normativa ha suscitato grandi discussioni, a lungo invocata come deterrente nei confronti dei comportamenti che provocano ogni anno tanti morti sulle strade e come adeguata punizione per chi se ne rende responsabile. Oggi, però, dati alla mano, questa non sembra una misura così efficace.

Il rischio manette fa fuggire

A sostenerlo è in particolare Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Automobile Club d’Italia, che commentando il report dell’Asaps (Associazione sostenitori e amici della polizia stradale) esprime tutta la sua perplessità in proposito. I dati raccolti (riferiti ai primi tre mesi di vigenza della legge), infatti, evidenziano la sostanziale stabilità nel numero delle vittime della strada (33), con un sensibile incremento dei feriti (+16,9%, 366 contro i 313 dello scorso anno) e soprattutto degli episodi gravi di omissione di soccorso: (+20%, 294 contro 245).

«Come temevamo il reato di omicidio stradale, così com’è concepito, non solo non funziona, ma è controproducente – ha dichiarato Sticchi Damiani -. Sono troppi i conducenti che, contravvenendo al più ovvio dovere civile e morale, dopo aver provocato un incidente vengono sopraffatti dalla paura delle conseguenze e optano per la fuga. Come abbiamo già evidenziato durante le fasi di dibattimento della legge, non è pensabile che per chi si ferma a prestare soccorso scattino automaticamente le manette. Il rischio è che non si fermi più nessuno e che le omissioni di soccorso aumentino esponenzialmente. È vero – ha concluso – che tre mesi sono troppo pochi per tracciare un bilancio, ma è fondamentale intervenire sulla norma prima che queste criticità compromettano le ragioni, validissime, che hanno guidato la mano del legislatore».

Concorda sostanzialmente, anche se con i dovuti distinguo, Angelo Fontana, responsabile dell’area sociale della Polisportiva di Monte Marenzo e promotore ogni anno della manifestazione “Per le vie delle croci”. Si tratta di una iniziativa a tappe che vuole sensibilizzare la collettività nei confronti dei pericoli della strada, proponendo momenti di riflessione e raccoglimento nei paesi che hanno versato un tributo di sangue a causa di incidenti, nel Lecchese e anche fuori Provincia.

«La normativa è stata incentrata sul principio della deterrenza: la previsione di pene severe avrebbe dovuto indurre gli automobilisti a tenere comportamenti adeguati. Però in realtà c’è il rischio che chi ha paura di finire in prigione, oltre a perdere la patente, scappi dalle sue responsabilità. Per certi versi le punizioni sono eccessive e invece di incidere in senso positivo rischiano di produrre l’effetto opposto».

Bisogna aspettare

Fontana, però, non boccia la legge che ha introdotto il reato di omicidio stradale. «Credo che questo periodo sia troppo breve per trarre delle considerazioni definitive. Sarebbe meglio esprimersi dopo un periodo più lungo: a un anno dall’introduzione della legge si potrà tracciare un bilancio più chiaro».

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