Lecco. Tanti disoccupati  Ma le aziende si rubano i tecnici
La Omet è tra le imprese lecchesi più innovative

Lecco. Tanti disoccupati

Ma le aziende si rubano i tecnici

«Si supera il problema con il dialogo tra scuola e lavoro»

«È un bel problema, o meglio un problema bello». La sintesi è di Mauro Gattinoni, direttore di Api Lecco, e serve a definire la difficoltà che alcune imprese della meccanica hanno nel trovare ed assumere figure tecniche (stampatori, attrezzisti, saldatori, programmatori della produzione) o laureati.

Sul nostro giornale è stato Andrea Beri, titolare della Ita di Calolziocorte e coordinatore del distretto metalmeccanico, ad esplicitare il problema. Che è di aziende che da tempo hanno superato i marosi della crisi e stanno affrontando un processo di crescita produttiva. Da qui la necessità di allargare gli organici con competenze specifiche e nuove: sui mercati si compete con prodotti e servizi che sappiano distinguersi dalla concorrenza, senza contare che oggi è importante riuscire a cambiare di continuo tipo, volumi e tempi di produzione (il mercato è fatto di stop and go, o da picchi che seguono a improvvise cadute, insomma non sono i tempi della Ford T nera di Henry Ford, oggi non si sta mai tranquilli).

A questo punto torniamo al “problema bello” che è tale perché - sottolinea Gattinoni - indica che «la crescita ha assunto natura strutturale e non congiunturale». Così, si guarda al bicchiere mezzo pieno indicato dall’aggettivo “bello”, resta il sostantivo “problema” che va affrontato e risolto per non pregiudicare, nel medio-lungo periodo, le prospettive delle imprese e del territorio tutto.

La carenza di figure tecniche è quasi endemica nel territorio. Negli anni precedenti la grande crisi, ante 2008, si potevano vedere affisse ai cancelli aziendali le offerte di assunzione per manutentori, tornitori e via specializzando. E ancor oggi le aziende per rispettare i programmi di crescita non si fanno troppi scrupoli a pescare quell’attrezzista o quel fresatore dal vicino di cancello, con proposte salariali migliori. Anche questa è la concorrenza, come evidenzia Wolfango Pirelli, segretario generale della Cgil: «Gli operai specializzati, e ancora di più gli ingegneri, spesso hanno la possibilità di scegliere con chi lavorare. Dove vanno? Risposta ovvia. E soprattutto i laureati spesso preferiscono la grande impresa, magari la multinazionale, che offre anche maggiori possibilità di crescita professionale e carriera».

Che fare? Gattinoni spiega che «è necessario continuare ad impegnarsi sull’alternanza scuola-lavoro che, come anche indicato dalla riforma della “Buona scuola”, è lo strumento per avvicinare il mondo dell’economia alla scuola. Dico mondo dell’economia perché è un’esigenza sentita non solo dal manufatturiero ma anche dalle professioni o dal terzo settore. A Lecco tutte le realtà d’impresa, a cominciare dalle associazioni, sono impegnate a rafforzare e migliorare i percorsi di alternanza tra la scuola e il lavoro. E qualche risultato lo abbiamo ottenuto. Inoltre, proprio perché i mercati sono in continuo movimento, è essenziale riuscire a garantire ai lavoratori percorsi di formazione continua che li aggiornino sulle nuove modalità produttive».

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