Lecco. Don Luigi Stucchi   «La mia battaglia a difesa della vita»
Monsignor Luigi Stucchi

Lecco. Don Luigi Stucchi

«La mia battaglia a difesa della vita»

L’ex direttore de Il Resegone in sala Ticozzi ha presentato il libro con i suoi editoriali “Per la vita sempre”

Amareggiati ma non sconfitti. Una serata «non contro l’aborto ma per la vita» - per usare le sue stesse parole – quella che ha visto in a sala Ticozzi – il ritorno a Lecco di monsignor Luigi Stucchi (direttore dal 1973 al 1986 del settimanale “Il Resegone”, per oltre un secolo la voce dei cattolici lecchesi e ora scomparso dalle edicole ma tornato nell’edizione on line).

Del “Resegone” di quegli anni era presenta l’allora redattore Luigi Crimella (oggi a Roma) che ha raccontato quell’esperienza ormai lontana, mentre in finale di serata è stato ricordato il compianto Angelo Sala (poi diventato nostro collega nel giornale su cui scriviamo), secondo Stucchi «esemplare nel coniugare fede e impegno professionale» (non a caso, nel libro vi è anche l’omelia che il sacerdote pronunciò al funerale).

L’appuntamento è stato favorito da un’iniziativa partita da alcuni amici di Stucchi, in particolare a Valmadrera, dove il sacerdote è stato viceparroco prima appunto di diventare direttore del “Resegone”. Con il titolo “Per la vita sempre” è stato infatti pubblicato un libro che raccoglie alcuni degli editoriali di quegli anni lecchesi di Stucchi. In vendita a 20 euro, il ricavato sarà destinato al “Progetto Gemma” che si occupa delle donne in gravidanza in difficoltà

“Per la vita” perché sono gli editoriali che si concentrano soprattutto sulla battaglia di quegli anni per la legge sul divorzio e sull’aborto, che rappresentò uno choc per la Chiesa italiana, ma – come appunto scriveva Stucchi e come ha ribadito ieri – non una sconfitta. Perché, nonostante siano passati quarant’anni, la battaglia è ancora aperta. Per Stucchi occorre infatti «tornare indietro» perché «se non avviene un cambiamento è difficile che si rinnovi questa società» che trasforma «i doveri in diritti» ma anche «i delitti in diritti». Con riferimento non solo all’aborto che – prima di lui – Cesare Cavalleri (direttore dalla rivista Studi Cattolici e della casa editrice Ares) ha definito «un annientamento di essere umani su larga scala, spazzando via più di una generazione» e facendo risalire al referendum sul divorzio l’origine della china «che ha portato a tutte le forme di violenza degli anni seguenti dai quali non siamo ancora usciti»

E del resto, in quegli anni Settanta del secolo scorso, anche il caso Icmesa, la nube tossica di diossina, «fu montato ad arte – parole di Stucchi – per consentire l’aborto per poi scoprire che i 32 feti abortiti erano invece tutti sani».

Secondo il già direttore del “Resegone”, l’individuo non può sciogliersi dai vincoli del rapporto costituente dell’esperienza umana, come ci si disfa di un abito sfilacciato.

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