Quel giorno in cui Lecco  ha perso l’innocenza

Quel giorno in cui Lecco

ha perso l’innocenza

Nella notte di lunedì 31 agosto 1992, Franco Coco Trovato veniva arrestato a Lecco all’interno del ristorante Wall Street. Due anni dopo, l’ex pizzeria veniva posta sotto sequestro dal Tribunale di Lecco. A ventitré anni di distanza, negli stessi locali, apre il “Fiore” una pizzeria che vuole diventare per tutti il simbolo della cultura della legalità.

E’ un momento speciale per tutta la città, che in quel 1992 aveva “scoperto” di essere al centro di un sistema illegale profondo ed innervato in tutto il territorio. In verità tutti sapevano e si faceva finta di niente. Si preferiva ignorare quella zona grigia in cui potere e criminalità si erano saldati con tutte le conseguenze del caso. All’arresto di Franco Coco Trovato seguirono finta sorpresa ed anche imbarazzo. La nostra città realizzava di essere al centro delle trame malavitose di uno dei più potenti boss calabresi. Fu un brutto risveglio ma fare la bella addormentata non aiuta a sconfiggere la malavita.

Del resto, la cattura di Franco Coco Trovato non servì ad estirpare completamente le radici di una malavita che continua a prosperare anche dalle nostre parti. Lo ha confermato l’inchiesta Metastasi dell’aprile 2014, che ha toccato anche l’aula del nostro consiglio comunale. Credo che il senso dell’apertura della pizzeria “Fiore” debba essere proprio quello di servire da monito a chi vorrebbe credere che da noi si viva in un mondo perfetto e lontano dai fenomeni malavitosi.

Si preferisce pensare che certe cose avvengano sempre e solo da altre parti ma non è così. C’è una cartina geografica precisa del potere ‘ndranghetista in Lombardia e noi non ne siamo esclusi. Proprio pochi giorni fa, il 28 febbraio, nella chiesa di Santa Maria Liberatrice, in via Antonini a Milano, si sono svolti i funerali di Mimmo Pompeo, boss indiscusso della zona di Bruzzano e di San Siro, un potere iniziato negli anni Ottanta. All’uscita della bara, ci sono stati applausi e palloncini al cielo. Al funerale pare ci fossero i rappresentanti della criminalità che conta, tra cui gli uomini di Pepé Flachi, legato al clan De Stefano e storico alleato di Franco Coco Trovato.

. Questo per dire che la ‘ndrangheta c’è ancora, è in buona salute e applaude alla luce del sole la bara di un suo capo. In questo senso questo “Fiore”, che inizierà a sfornare pizze il primo aprile, è un fatto molto importante. Può essere il luogo che ci aiuta a capire che la legalità è un bene da proteggere, ma nello stesso tempo deve servire da monito.

Non si può dimenticare la storia recente della nostra città, che ha visto il crescere indisturbato dei Coco Trovato. Soprattutto ai giovani andrà spiegato che “far finta di niente” è un atteggiamento colpevole. Quest’ultimo è il modo migliore per creare quella “zona grigia” in cui i germi della malavita trovano uno straordinario terreno di coltura. E non parliamo a caso dei giovani. In un suo recente incontro a Lecco, il magistrato Gherardo Colombo ha presentato un suo libro sulle regole spiegate ai bambini. A chi gli chiedeva come mai avesse scritto un libro per i più piccoli, l’ex magistrato ha dato una risposta emblematica: «Dobbiamo ripartire dai bambini, ho paura che per i loro genitori non ci sia più niente da fare». Non so se questo sia del tutto vero, ma è un fatto che la nascita della pizzeria “Fiore” può aiutarci ad uscire dalle nebbie dell’indifferenza. Portiamoci i nostri figli e nipoti e tra una margherita ed una quattro stagioni spieghiamogli cosa succedeva in quel posto trent’anni fa.

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