Paisà  Adesso sì  che siamo  europei Paisà Adesso sì  che siamo europei

Paisà

Adesso sì

che siamo

europei

Paisà Adesso sì

che siamo europei

Iamme, iamme iamme ia. Che mazzata per gli euroscettici. Altro che Italexit, mai il nostro paese e l’Europa sono stati così vicini dopo la scoperta delle truffe dei rimborsi da parte di alcuni deputati dell’europarlamento, così simili a quelle perpetrati ai danni delle Regioni dai consiglieri de noantri. Strasburgo come Roma e Milano, tutti paisà. E personaggi come Franco Fiorito (ricordate? Il Batman del Lazio accusato di aver sottratto 1,5 milioni all’erario) assurgono al rango di statisti al pari del dominus della politica polacca Jaroslaw Kaczynski che, con i quattrini europei e quindi un po’ anche nostri, provvedeva alla badante di mamma. Del resto, la mamma è sempre la mamma, come sa bene Lara Comi, deputata a Strasburgo quando non è in televisione, che la genitrice l’aveva addirittura assunta come collaboratrice nel suo staff.

Un familismo molto italian style che ci fa avvertire ancora di più la fratellanza e la condivisione dei valori (monetari e altrui). Peraltro i nostri connazionali spiccano. Dentro questa faccenda ci sono finiti anche alcuni del Movimento Cinque Stelle, quelli con il ditino sempre alzato. Ma anche gli altri non scherzano. Perfino coloro che, a parole, l’Europa la schifano come il britannico Nigel Farage nei guai anche per la moglie assistente e Jean Marie Le Pen che si sarebbe fatta pagare da Strasburgo il personale che lavorava per lei in Patria dato che la città alsaziana è considerata extra moenia almeno per quanto riguarda il territorio dell’europarlamento. No all’Europa sì agli euro (altrui) che, si sa, non olet. Fino a ieri pensavamo che l’Europa fosse un’istituzione severa, calvinista e un po’ opprimente che ci bacchettava sui conti come una maestra d’antan ecavillava sulle dimensioni della melanzana, anche un po’ burlona quando contesta all’Italia (!) la gestione di un’emergenza migranti che ci siamo dovuti grattare da soli. Ma mai avremmo dubitato della rettitudine di chi frequentava quegli austeri palazzi. Mica erano italiani, quellì lì. E anche per questo ci risultavano un po’ estranei, alieni, al punto da far coltivare a qualcuno sogni british di sganciamento da questa lontana parente occhiuta e poco amata. Ora le cose possono cambiare visto che l’assemblea di Strasburgo alla fine, non è così dissimile da quella della Regione Sicilia.

Finalmente ci sentiamo europei, integrati, senza bisogno di tingerci i capelli come Nino Manfredi nel film Pane e Coccolata. Addirittura, in questo caso si sono integrati loro. E possiamo pure andarne fieri. Perché alla fine questa pratica dell’utilizzo disinvolto e incontrollato dei fondi pubblici l’abbiamo inventata e, a quanto pare, esportata noi. In fondo l’Italia non fa altro che confermare il ruolo di faro e culla della civiltà che ha spesso rivestito nei secoli passati.

Però, pensandoci bene, si potrebbe anche scatenare la reazione opposta: se l’Europa è questa, se anche le forze politiche di cui magari non si condivide la linea ma che ci hanno dato sempre l’impressione quantomeno di perseguire rigore morale e disinteresse sono uguali alle altre, che senso ha tirare avanti? Continuare a soffrire per sentirsi europei sapendo che comunque non saremo migliori? Tanto vale, allora ritirarsi e rimanere a casa nostra. E continuare a saltellare con l’allegria diffusa del Titanic prima dell’incontro ravvicinato con l’iceberg. Che arriverà, tranquilli, e avrà il volto di quelli più motivati e affamati di noi, che non ci lasceranno neppure le briciole del buffet a cui oggi i politici si strafogano senza pudore. Buona notte Europa, buona notte Italia.

f.angelini@laprovincia.it

@angelini_f

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