Il comune di Lecco?  Mettiamolo nel caveau
L’ex sede della Banca Popolare di Lecco

Il comune di Lecco?

Mettiamolo nel caveau

Si ripropone di tanto in tanto il problema di una nuova sede per gli uffici comunali della nostra città, considerando che l’attuale, allogata nel pur prestigioso palazzo progettato dal Bovara come sede dell’Ospedale nel 1843, è ritenuta, e non da ora soltanto, non più idonea tanto per carenza di spazi che per concezione strutturale.

L’edificio attuale è certamente una delle architetture più rappresentative del centro storico, ancorché incompleta. Per mancanza di risorse, infatti, la facciata verso la via Sassi non fu mai ultimata, come del resto non fu mai realizzato, per gli stessi motivi legati a mancanza di fondi, l’intero progetto del Bovara che prevedeva quattro cortili porticati e una sala anatomica oltre a una piccola chiesa, poi eliminata nel 1926-28 in base al progetto dell’ingegner Braccioni, per ricavare nell’area orientale l’attuale aula consiliare.

Le accresciute esigenze di ampliamento degli uffici hanno portato nel tempo all’utilizzo di altri edifici di proprietà comunale, come il palazzo di via Sassi o quello Ghislanzoni di via Roma, quest’ultimo da anni vuoto e in attesa di improbabile alienazione, o come la sede distaccata di corso Promessi Sposi, sita in una proprietà privata, a lungo presa in affitto e poi rilasciata.

Si apprende ora di un progetto elaborato da un professionista valmadrerese che contempla la costruzione di un ponte di legno che partendo dalle Meridiane attraversa i binari della ferrovia e correndo in adiacenza alla sala consiliare collegherebbe, se abbiamo ben capito, il vecchio edificio del Comune con il palazzo di via Sassi. Sarebbe questo un modo per mettere in collegamento due zone della città oggi divise dalla ferrovia. E’ difficile giudicare dai pochi elementi disponibili la fattibilità di un simile progetto, l’impatto ambientale, la sostenibilità finanziaria

. Ci sembra però che siamo di fronte a un ennesimo “exploit” progettuale che non affonda nella realtà delle cose, che rappresenterebbe comunque una struttura invasiva se non pari certamente assai prossima a quella famigerata passerella che alcuni anni fa si voleva costruire sopra la ferrovia per collegare la via Sassi con il piazzale delle Meridiane al Caleotto.

La soluzione al problema dell’insufficienza dell’attuale sede municipale non sta, a nostro sommesso avviso, nel cercare di ampliare l’esistente attraverso modalità forzate, rappezzi estemporanei, collegamenti vagamente avveniristici. La soluzione va ricercata nell’individuare una nuova sede, che sia da costruirsi o che già esista, al fine di radunare in un’unica struttura tutti gli uffici e tutti i servizi dell’amministrazione, utilizzando il palazzo dell’attuale Municipio come sede di rappresentanza. Il problema è sempre quello del reperimento delle risorse finanziarie, come ben sappiamo. Ma non può e non deve essere un problema irresolubile. L’irrazionale distribuzione degli uffici, la mancanza di spazi, la pericolosità strutturale di alcuni settori del vecchio Municipio (vedi gli uffici dell’anagrafe puntellati) sono tutti elementi che non depongono a favore di un corretto ed efficiente servizio pubblico, un servizio primario e quindi fondamentale che una amministrazione ha il dovere di offrire ai suoi cittadini.

Costruire una nuova sede appare alquanto problematico perché dovrebbe essere reperita un’area non lontana dal centro della città e non sembra ce ne siano di disponibili.

Resta l’ipotesi che più volte è stata avanzata, anche da queste colonne, di prendere in considerazione il prestigioso palazzo già della Banca Popolare di Lecco in piazza Garibaldi, un edificio di grandi dimensioni che appare idoneo allo scopo di accogliere tutte le ripartizioni del Comune. Da anni ormai questa struttura versa in condizioni allarmanti e indecorose se si pensa che sorge nella piazza principale della città.

Si vocifera di farne un albergo, un centro commerciale, o di darle altre destinazioni incompatibili con la dignità di un edificio che pur mortificato da un rivestimento marmoreo opprimente, conserva l’armonia e l’eleganza che gli fu data da un grande architetto lecchese, Mino Fiocchi. Concentrare gli sforzi per farne la nuova sede dell’Amministrazione Comunale sarebbe un’operazione di alto valore simbolico e culturale.

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