Il buon primario  e il medico condotto

Il buon primario

e il medico condotto

C’era una volta il medico condotto, sapevi dove abitava, a quale baretto prendeva l’aperitivo, se andava in chiesa lo aspettavi a fine messa, per Natale e feste comandate c’era l’obbligo morale del regalino, la bottiglia, il panettone, in alcuni casi perfino un libro. Se lo chiamavi alle tre del mattino, il sciur dutur arrivava a volte con i pantaloni del pigiama, le occhiaie e il fiato corto, però ci potevi sempre contare e alla fine se tutto era andato per il meglio ci si accomodava in tinello per il primo caffè della giornata.

Spesso scapolo e “bon vivant”, con il farmacista, il prete e il notaio, faceva parte dei notabili del paese e oggi lo si ritrova quasi sempre nei romanzi di Andrea Vitali, sopravvissuto almeno nelle lettere alla burocratizzazione del ruolo, che impone ai condotti di oggi, i medici di base, un lavoro impiegatizio di scrittura ricette e visite a cottimo. Finito il turno, il telefono rimane quasi sempre spento, di notte non si alza più nessuno perché c’è il 112 la Croce Rossa e il pronto soccorso. Se uno sta male anche per un ritorno di febbre o un mal di pancia forte si digita e tanti saluti, così i tempi di attesa nei pronto soccorso diventano biblici, gli infermieri sbarellano e i medici di turno vedono la Madonna.

Il dottor Gregorio Del Boca è il primario di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Merate, molto apprezzato dalle pazienti che stanno inviando decine di mail di solidarietà dopo che la Asst - l’ospedale insomma, ma le sigle cambiano a ogni stagione - lo ha sospeso dal servizio per ben due mesi insieme al direttore medico Gedeone Baraldo, perché si è ricordato forse dei medici condotti di un tempo, sempre in servizio, costi quel che costi, tipo il dottor Manson della “Cittadella” con i suoi minatori.

Medici che hanno ancora presente il giuramento di Ippocrate, nel quale tra l’altro si legge: «Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa», e non soltanto l’orario di fine turno, i protocolli, la spesa sanitaria e le mille sfumature della burocrazia che paralizza da sempre il Paese.

Cosa ha combinato dunque Del Boca per guadagnarsi gli strali della italica burocrazia? Ha semplicemente fatto il suo dovere, anzi di più, lo ha fatto pure il sabato per evitare alle pazienti, magari incinte e affaticate, attese snervanti e accorciare tempi di smaltimento visite lunghi quanto una gestazione. Naturalmente un medico per lavorare al meglio, deve aver bisogno di strutture adeguate, quindi si sale operatorie attrezzate e assistenti preparati, non può improvvisare, pena la salute, così l’aver usufruito di tutto ciò fuori dall’“attività ordinaria” gli è costato il posto per sessanta giorni, con improvviso ritorno mediatico.

L’Asst - le commissioni di disciplina e tutto il resto - avranno anche seguito tutte le procedure: («Azienda è tenuta, in virtù delle specifiche norme di legge, a prendere in considerazione le segnalazioni di operatori ed utenti, espletando approfondimenti tecnici ed avvalendosi degli uffici competenti e di Commissioni esterne», dice una nota in burocratese stretto). Ma la reazione di sindaci e pazienti è veemente: volano raccolte di firme.

Il primario che volle farsi medico condotto, come nei migliori romanzi d’appendice ha il sostegno morale di chi ha curato, ma per fortuna una volta tanto non è letteratura ma realtà, e in un mondo capovolto e spesso finto come il nostro di oggi allarga il cuore vedere la solidarietà spontanea delle pazienti e il loro affetto. Su questo dovrà far leva il dottor Del Boca per ripartire, le mamme sono tutte con lui.

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