Camera di commercio  È il tempo dell’accordo

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È il tempo dell’accordo

Camera di commercio: dopo il Tar cosa c’è? Difficile rispondere. La decisione dei giudici amministrativi, pur se preventivabile, ha chiuso in modo traumatico l’era di Vico Valassi, senza che sia chiaro se ci sono le condizioni per trovare un equilibrio tra i due schieramenti (pro Valassi e pro Giovanni Maggi).

A questo punto, (almeno in apparenza) la soluzione più efficace, e anche più semplice, è che Daniele Riva, attuale vice presidente, salga di un gradino. Con lui dovrebbe essere eletto un nuovo vice, espressione della minoranza (quindi dei sostenitori di Maggi) che, in un’ipotesi simile, non si potrebbe più definire tale. Perché l’ accordo - come lo abbiamo prospettato - farebbe cadere il muro tra i due schieramenti: ci sarebbero un consiglio e una giunta compatti nel portare avanti gli interessi della Camera di commercio e del territorio, in una fase decisiva (è stato detto e scritto in tutte le salse) visto che bisogna trattare sugli accorpamenti con gli altri territori. E - come direbbero Riccardo Pazzaglia e Lapalisse – è meglio andare alla “battaglia” uniti che divisi.

Daniele Riva presidente: sarà la soluzione? Oggi appare la più ragionevole, ma non è detto sia quella che i due schieramenti vogliono, o meglio sia quella su cui stanno lavorando. In questi mesi lo scontro è andato oltre. Oltre la contrapposizione politica, spesso si è trasceso sul piano personale con accuse e risposte che non è semplice dimenticare. Ruggini che rendono complicato il dialogo. Il fuoco non è spento. I due schieramenti si scrutano, si osservano, provano a capire le mosse dell’altro, ma faticano a parlarsi. Incontri per capire cosa fare non ce ne sono stati, e anche i telefoni tacciono. Chi deve chiamare per primo? Può essere anche una questione di orgoglio, d’altra parte i progetti – dal più grande al più piccolo – dipendono dalle persone. In questo clima ancora caldo, non si può escludere che ognuno dei due schieramenti provi a pescare voti sul fronte avverso. L’elezione di luglio si era chiusa sul dodici a undici per Valassi. Un voto che si sposta da un’area all’altra cambierebbe gli equilibri. La tentazione per provare il blitz è forte, anche se sarebbe difficile spiegare il cambio di casacca a distanza di soli sei mesi dalla prima votazione. Ma tutto è possibile e a tutto si può trovare una spiegazione o una giustificazione (più o meno credibile).

Lunedì mattina sono convocati giunta e consiglio camerale. Lì si dovrebbe capire che aria tira: di scontro o di possibile accordo? È certo che nessuno dei due schieramenti si presenterà da vincitore. La sentenza del Tar si è chiusa con un pareggio, forse con uno a uno fuori casa (con i gol che in trasferta valgono doppio) per lo schieramento di Maggi. Perché se è vero che i giudici hanno fatto decadere Valassi, è altrettanto vero che hanno riconosciuto legittimi tutti gli atti e i quorum delle sedute della giunta e del consiglio che si sono ripetute in questi mesi (mentre il ricorrenti sostenevano il contrario). Anche alla luce di questo pareggio, l’accordo tra i due schieramenti pare la soluzione più ragionevole.

Chiudiamo con un riconoscimento al lavoro fatto in questi anni da Valassi (sul giornale di oggi si esprime in questo senso anche Giorgio Pastorino, uno dei grandi presidenti dell’Unione industriali). Non è piaggeria: il nostro archivio testimonia che, negli anni, non sono mancati gli scontri anche feroci tra il nostro giornale e l’ex presidente della Camera di commercio, ma è il riconoscimento all’impegno e alla lungimiranza con cui Valassi ha perseguito - alle volte da solo o quasi- i progetti del campus e della sede camerale di via Tonale. Due progetti portati avanti con determinazione, forse alle volte con durezza, e di cui Lecco oggi può andare orgogliosa.

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