Le case per studenti e il Consiglio a vuoto

L’editoriale di Marco Calvetti. Oggi su La Provincia di Lecco

Stasera avevo un appuntamento con me stesso in Comune, volevo seguire la seduta di Consiglio in presenza, come di recente mi è capitato, perché voglio vedere da vicino, guardare in faccia gli amministratori della mia città che mi è così cara da avermi ispirato quel concetto di lecchesità che a qualcuno suonerà trito, ma che a me pare di estrema attualità specie se ne osservo lo sviluppo verso un orizzonte lontano assai dalla visione mia e di una larga parte di cittadini.

L’appuntamento è saltato quando ho letto l’ordine del giorno che recita:

1) Comunicazioni;

2) Domande di attualità;

3) Aggiornamento del regolamento di contabilità;

4) Approvazione inerente il progetto di rigenerazione dell’ex palazzo in via Roma n. 51 -.

È come se prenoti un posto a teatro per una rappresentazione di Pirandello e ti ritrovi con una filodrammatica di paese.

Certo ci sarebbero le varie ed eventuali che potrebbero salvare la serata allungando il brodo. Ma è troppo fresco il ricordo della manfrina tra l’inesperto e tremulo presidente del Consiglio comunale, Roberto Nigriello, che tentava invano di arginare il frullato di niente della “sua” assessora Maria Sacchi, come sempre e inutilmente logorroica, che ha rivendicato due minuti di extra tempo e li ha consumati per ringraziare i tecnici del suo ufficio. Forse pensava di trovarsi in una riunione condominiale o a una festa di compleanno.

Eppure di carne al fuoco ce ne sarebbe, a partire dalla questione dello studentato, fatto passare sotto silenzio, senza alcun rispetto per i consiglieri, perché sarebbe stato arduo anche per un acrobata come il sindaco vendere per vittoria un clamoroso flop.

Proviamo a spiegarci: il Politecnico è certamente una delle conquiste da iscrivere a caratteri d’oro nella storia della città, anche se da sempre ritengo si possa fare molto di più, per respirare lo spirito e il clima sociale e culturale di una cittadella universitaria.

Dopo questa premessa che ci porterebbe lontano, ci soffermiamo ora sulla fresca lettera inviata al Comune da Invimit, cioè la società incaricata dal Ministero di trovare alloggi per gli studenti.

Da Roma è arrivato un secco no alla disponibilità del Comune di realizzare uno studentato nell’edificio di via Marco d’Oggiono che la Giunta Brivio - Valsecchi aveva destinato a sede del nuovo municipio.

A tal proposito val la pena rilevare che dopo la scoppola del miraggio di piazza Garibaldi, ora l’amministrazione spende fior di quattrini in affitti e ristrutturazioni di uffici decentrati a macchia d’olio.

Il buon senso del cittadino medio e del lecchese cresciuto con la cultura del lavoro e della concretezza suggerirebbe di puntare dritto alla meta senza ghirigori e passi falsi. Se si fosse marciato sulla strada già pianificata e interamente finanziata avremmo già il nuovo municipio, un sacco di soldi risparmiati, la progettazione per l’ingresso in stazione abbattendo l’Anagrafe, la Ragioneria contigua a palazzo Bovara, l’alienazione del palazzo dei vigili di piazza Sassi e non ultimo il trasloco del centro psico sociale di via Ghislanzoni in via Tubi, in virtù di un accordo di programma firmato con la Regione.

Mi fermo qui e l’occhio continua a fissare quello sparuto ordine del giorno che neanche a Morterone, e me ne dispiaccio perché vedo esaurirsi quella passione per la cosa pubblica che deve trovare nella sua istituzione principe il luogo ideale per il dibattito e la dialettica tra le forze in campo.

Certo non tutta la colpa è della maggioranza perché il centro destra fa sentire la sua voce in modo sporadico e disorganizzato, quasi che alla compagnia di giro basti incassare il gettone di presenza e rincasare per cena. E sì il bollettino quotidiano di notizie da Palazzo giustificherebbero intere notti da spendere per cercare soluzioni ai disagi fosse anche solo la correzione di una rotatoria o di un senso di marcia.

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