Vino, futuro in Cina: «Ma c’è bisogno  di più promozione»
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Vino, futuro in Cina: «Ma c’è bisogno

di più promozione»

Presentato il padiglione Lombardia al Vinitaly. «Negli ultimi 15 anni l’export è cresciuto del 66,8% e l’Asia diventerà il mercato di riferimento per l’Italia».

Il futuro del vino Lombardo, e così anche delle produzioni valtellinesi, potrebbe parlare cinese. La considerazione arriva da Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, durante la presentazione del Padiglione Lombardia al prossimo Vinitaly, l’importante fiera che si terrà a Verona da domenica 9 a mercoledì 12 aprile.

«Da qui al 2020 - spiega - è prevista una crescita del mercato cinese del 79%, diventando così il primo importatore di vino italiano del mondo». E lo dimostra anche il fatto che al Vinitaly sono in crescita i buyer provenienti proprio dall’Asia, dalla Cina, ma anche da Hong Kong, altro mercato in espansione.

I dati parlano chiaro e il Vinitaly è sicuramente l’occasione per aprire nuove strade verso l’Oriente. «A Verona - sottolinea Gian Domenico Auricchio, presidente di Unioncamere Lombardia - la Lombardia occuperà 8.500 metri quadri di esposizione, con oltre 200 aziende, con 1.000 etichette, che rappresentano l’85% dei produttori di vino della Lombardia. I dati dell’export, in continua crescita, fanno pensare che il vino lombardo non ha nulla da invidiare ai prodotti di altre zone d’Italia e del mondo, in una realtà molto diversificata dove troviamo, in pratica, tutte le tipologie di vino».

L’export dei vini lombardi, infatti, negli ultimi 15 anni è salito complessivamente del 66,8%, con un giro d’affari pari a 258 milioni di euro. A livello nazionale, questo dato sale a 5,6 miliardi (sui 38 miliardi di euro di tutto il comparto agroalimentare). Un dato positivo, sul quale Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, ha da fare alcune puntualizzazioni: «Si può sempre fare di più - sottolinea - Non bisogna accontentarsi, è necessario impegnarci per crescere ancora di più. A partire dal prezzo: in Italia si ha una media di 2,7 euro al litro, in Francia siamo a 5,9 euro».

Ma c’è davvero così tanta differenza tra il nostro vino e quello d’Oltralpe? Su questo aspetto l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Fava, è critico: «No, semplicemente abbiamo venduto peggio il nostro vino». Fava, in particolare, sostiene che ci siano ancora tre aspetti critici sui quali lavorare: qualità, promozione e internazionalizzazione. «Sembrano tre aspetti banali - sottolinea - come se ora l’assessore abbia scoperto l’acqua calda... Invece dobbiamo riflettere. Sulla qualità, come Regione, abbiamo puntato molto». Una qualità che non trovi scorciatoie: «Sul tavolo c’è la questione degli arricchimenti dei vini, con mosti concentrati o zuccheri. In altre regioni sembra essere una norma, noi abbiamo scelto di consentirli solo in casi davvero straordinari. Ma gli altri cosa fanno? Ne parleremo a Verona, durante la conferenza della Regione».

Qualità che, in Lombardia, si può leggere nei numeri: l’89,2% della produzione è dei vini a denominazione (Docg, Doc e Igt). La nostra regione produce solo il 3% dei vini italiani, ma questa percentuale sale addirittura all’8% per quanto riguarda i vini di qualità. «Il secondo punto è la promozione - continua Fava - soprattutto per quanto riguarda il valore. Siamo entrati in fasce di mercato troppo basse rispetto alla qualità che proponiamo. Dobbiamo salire. Infine c’è l’internazionalizzazione, che si traduce, in realtà, con una parola: reputazione. È fondamentale garantire all’importatore serietà e affidabilità».

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